Il Tirreno

Versilia

Protestano le associazioni di volontariato: così si uccidono le Onlus e quello che rappresentano

I trasporti sanitari vanno all'asta

I trasporti sanitari vanno all'asta

Alcune Asl hanno già fatto le gare. E assegnato i servizi a un'azienda

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 VIAREGGIO. La chiamano "la Bolkestein del volontariato", dove Bolkestein (nel senso di direttiva europea) ormai è sinonimo di sventura. Anche le Misericordie e le Croci verdi, come gli stabilimenti balneari, rischiano di finire sotto la ghigliottina delle gare a evidenza pubblica, in questo caso indette per l'affidamento di servizi sanitari. Come i trasporti dei pazienti in ambulanza.  A chiedere la procedura è l'Unione Europea, che partendo appunto dalla famigerata direttiva Bolkestein ha indicato la strada obbligatoria delle gare a evidenza pubblica per l'assegnazione di alcuni servizi o concessioni. E l'Asl di Prato, contravvenendo alle indicazioni della Regione, ha messo in palio il servizio di consegna dei farmaci a domicilio che era in scadenza. A vincere l'appalto, fino a ieri affidato alle associazioni di volontariato, è stata una società privata dell'Umbria. Idem è accaduto per il trasporto di organi e tessuti: la stessa società ha vinto il bando valido per tutta la Toscana. Anche se in questo caso pare sia stato stoppato.  Rivoluzione nel trasporto sanitario. I due episodi hanno messo in allarme le associazioni. Il perché è semplice: si tratta di due settori di minor rilievo rispetto, ad esempio, al trasporto ordinario di pazienti e invalidi. Ma è proprio questo che le spaventa: temono si tratti di cavalli di Troia per una rivoluzione nella gestione del trasporto sanitario. Che, di fatto, toglierebbe al volontariato uno dei principali campi di attività. E, diciamolo pure, di sostentamento, perché è impossibile pensare che le Onlus facciano tutto quello che fanno oggi senza ricevere un rimborso.  «Il nostro mondo è a rischio». Milziade Caprili, presidente della Croce verde di Viareggio, è preoccupato perché «questa scelta dell'Asl pratese potrebbe fare da volano a una concezione che francamente non condivido. E cioè che nei servizi sanitari possa entrare la logica del profitto. La gestione di queste attività - spiega - deve essere fatta con dei criteri che non possono essere quelli di un'azienda, o almeno non solo. Lo spirito su cui si regge il nostro mondo è ben altro. E queste scelte lo mettono a rischio». Sulla stessa lunghezza d'onda Aldo Intaschi, vicepresidente della Misericordia di Lido: «Alcune associazioni rischiano di chiudere. E vogliamo paragonare un centro di aggregazione come la Misericordia, con decine di attività, a un ufficio di un'azienda con un paio di ambulanze nel garage? Non scherziamo. Questi direttori-manager delle Asl, che vanno contro le linee della Regione, non li capisco. Siamo poi sicuri che così ci sarà un risparmio? Nel Lazio la gestione privata del Cup costa quattro volte di più che in Toscana».

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