Attenzione
Una città nata sugli amori
Adolfo Lippi
Da Paolina Borghese e Pacini a Mina e Walter Chiari
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VIAREGGIO. A Viareggio non manca né mancò mai l'amore. E se non vi fosse stato l'eros, non avremmo palazzi, splendididi villini liberty, la Passeggiata né i Bagni. Eugenio Scalfari, nel suo ultimo libro, dedica proprio pagine "politiche" all'epifania dell'Eros, presenza che da sempre intesse relazioni, intrecci, legami familiari. Ma amare l'altro significa soprattutto amare la cosa comune, la città, l'ambiente, il mare, le pinete, la storia. Proprio per questo Viareggio non deve abbandonare questa capacità di ospitare amori, deve far rivivere ciò che accadde a coppie importanti come Paolina Bonaparte e il maestro Giovanni Pacini, lo scrittore Curzio Malaparte e donna Virginia Agnelli, oppure la cantante Mina e Walter Chiari. Tre amori, tre epoche, identica l'ambientazione: Viareggio. Paolina, nel 1820, conobbe Pacini al teatro Valle a Roma. Lei, una rifugiata politica; lui, un compositore siciliano, arditissimo ed ambizioso. Li presentò Gioacchino Rossini e subito scoccò la scintilla. Moglie di un principe Borghese, bellissima, Venere del Canova, disinibita nonostante la mezz'età raggiunta, Paolina inseguì Pacini prima a Lucca, dove era divenuto maestro di Cappella, poi a Pisa e infine a Viareggio. La loro alcova divenne la villa sul mare (oggi sede di museo): su quei balconi e sulla rena tiepida, lui orchestrando, lei nuotando nuda nel mare, consumarono da amanti stagioni corte ma incandescenti. La villa li ebbe davvero per poco. Lei, spesso ammalata, sfiorì, mentre lui si dette al tradimento con prosperose soprano. E si separarono. Ma a Viareggio, nell'Ottocento e anche dopo, lasciarono la fama di città degli amori. Che resiste negli anni. Più tardi, negli anni '30, anche Curzio Malaparte e donna Virginia Agnelli si amarono scandalosamente in Versilia, dalla stazione di Viareggio alle ville del Forte. Lui, scrittore magico e sulfureo, confinato dal regime fascista al quale faceva tiepida fronda; lei "madre e farfalla" d'una nidiata di figli e vedova di Edoardo, tremendamente ucciso dall'elica di un idrovolante. Il potentissimo suocero, il senatore Giovanni, e la polizia fascista, impedivano i loro incontri e li separavano. Ma le complici pinete e le spiagge roventi furono più forti e l'estasi della coppia si ripeté. L'amore per loro non ebbe davvero limiti, fino a che non furono la città e gli affari a dividerli. Ma Viareggio rimase come terra di prese, di abbandoni, di fuga, di sognati tramonti. Per ultima Mina, negli anni'60 la più bella voce italiana. Possedeva non solo la voce ma anche occhi, seni, fianchi e un corpo succoso. Alla "Bussola" conquistava folle immense e da vera mantide "divorava" uomini possenti e marchiati. E proprio a Viareggio s'imbatté in Walter Chiari, reduce da hollywoodiani amplessi con Ava Gardner. Nacque la passione: l'attore e la diva si chiusero in un hotel del viale a mare e per tre interi giorni e notti consumarono una storia più che piccante. Mai i fotografi riuscirono ad oltrepassare le serrande abbassate della loro camera-palcoscenico. Tanto ancora ci sarebbe da raccontare: D'Annunzio con la Duse, Coppi con la Dama Bianca, Stefania Sandrelli con Gino Paoli, Renato Zero con... Oltre il mero gossip, è evidente che queste storie d'amore hanno lasciato echi positivi: Viareggio, dunque, non deve perdere questa carica, ma deve mantenere, col paesaggio, il richiamo costante all'Eros, una forza più che costruttiva. Ha ragione Scalfari: più si ha capacità d'amare più la vita civile se ne avvantaggia.
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