Toscana
La Fondazione per la Cassazione è un ente pubblico
Simone Pierotti
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Alessandro Santini tra Ondina e BurlamaccoLa Corte di Cassazione si è pronunciata sulla natura giuridica della Fondazione Carnevale: il massimo organo della giustizia italiana ha infatti riconosciuto Palazzo delle Muse quale ente di diritto pubblico, e non privato.
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«Non creiamo allarmismi, aspettiamo di leggere la sentenza». Alessandro Santini, presidente della Fondazione Carnevale, predica prudenza. Eppure potrebbero aprirsi scenari impensabili, rivoluzionari dopo che la Corte di Cassazione si è pronunciata sulla natura giuridica della Fondazione Carnevale stessa: il massimo organo della giustizia italiana ha infatti riconosciuto Palazzo delle Muse quale ente di diritto pubblico, e non privato. Una sentenza che potrebbe implicare l'istituzione di un bando di concorso nazionale per la partecipazione a carri e mascherate. E che ha già un valore decisivo sul fronte dell'accesso agli atti da parte di tutti i cittadini che ne facciano richiesta. La vicenda. Tutto nasce da un ricorso presentato da Rossella Disposito, protagonista in prima categoria negli anni Novanta a fianco di Renato Verlanti: nel 1998 non fu ammessa in concorso e si rivolse alla giustizia. Il Consiglio di Stato ha poi sancito la natura pubblica della Fondazione Carnevale (da qui la necessità di un bando per la selezione della banca con cui effettuare il defunto acquisto della Cittadella), la quale a sua volta ha presentato ricorso contro la sentenza. Ma la Corte di Cassazione, lo scorso 21 giugno, lo ha rigettato, confermando dunque quanto stabilito dal Consiglio di Stato. Adesso non ci sono più dubbi: la Fondazione Carnevale è un ente di diritto pubblico. Le reazioni. «Non sono arrivate notifiche da parte del nostro studio legale - fa sapere da Palazzo delle Muse il direttore generale della Fondazione, Marco Francesconi - e comunque vogliamo leggere questa sentenza: i carri del Carnevale sono opere delicate e particolari, non so quanto sia possibile istituire un bando di concorso nazionale o, addirittura, europeo. Ad ogni modo, ci adegueremo». Tutelando, però, storia, tradizione e, soprattutto, i carristi: «Ci muoveremo, assieme all'amministrazione comunale, per difendere le ditte dei costruttori - dichiara Alessandro Santini - ma intanto bisogna leggere il testo di questa sentenza e capire come andrà ad incidere sul Carnevale». Nell'attesa, Santini disegna possibili scenari: «È bene ricordare che è ancora in vigore il bando di concorso triennale per stabilire avanzamenti e retrocessioni: la novità prevista da questa sentenza, dunque, scatterebbe a partire dal 2013». Il numero uno di Palazzo delle Muse, poi, aggiunge: «Chi l'ha detto che un carrista "forestiero" debba entrare subito in concorso in prima categoria? Deve farsi la gavetta, iniziando dalle maschere isolate. In passato, anche da ente privato, non abbiamo negato ad artisti non viareggini la possibilità di partecipare, come testimoniano i vari Francioni, Lebigre e Mastromarino. Ad una condizione: che si attenessero alle nostre regole». I carristi. «Ne parlerò con il presidente Santini e cercherò di farmi spiegare quali implicazioni porterà con sé questa sentenza e come dovremo adeguarci». Alessandro Avanzini non è solo il campione in carica della prima categoria, ma anche il reggente pro tempore della moribonda Assocarristi: «Di fatto il direttivo non esiste più, si naviga a vista: servirà - spiega Avanzini - un'assemblea di tutta la categoria per capire quali sono le reali intenzioni». E chissà che la minaccia di un bando di concorso nazionale, pur con tutti i punti interrogativi del caso, non serva a far riallacciare i rapporti.
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