La manifestazione
Fulvio Del Pistoia è accusato di furto e omicidio colposo
Lago, processo a Pisa
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TRAGEDIA E PROCESSO. Sopra, il Tribunale al Marco Polo A sinistra, le ricerche dei corpi nel lago di Massaciuccoli Accolta la tesi dei difensori del vigile urbano
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VIAREGGIO. Si riparte (quasi) da capo: il processo per la morte di Dino Ciampi e Luigi Pescaglini nel barchino che si rovesciò nel lago di Massaciuccoli si dovrà (ri)celebrare di fronte al tribunale di Pisa. Lo ha deciso, ieri pomeriggio, il giudice monocratico Gerardo Boragine, accogliendo così l'eccezione di competenza territoriale presentata da Enrico Marzaduri e Giorgio Paolini. I due legali difendono il vigile urbano Fulvio del Pistoia, imputato per duplice omicidio colposo e furto pluriaggravato per la tragedia che risale al giugno del 2005. Decisiva è stata la deposizione del direttore del Parco, Sergio Paglialunga che ha spiegato come le due baracche "colpite" dai furti nella notte di 6 anni fa si trovino all'interno del comune di Vecchiano. Un accertamento che va unito a quanto accaduto tre udienze or sono, quando il pm Elena Leone chiese di cambiare l'imputazione da ricettazione a furto. In sostanza, secondo la Procura Del Pistoia (insieme a Ciampi e Pescaglini) quella notte fu effettivamente responsabile dei furti in due baracche. Di più. Come ha spiegato il pm sulla sua requisitoria, dopo il primo furto (di generatori elettrici e fusti d'olio, fra l'altro) e il rovesciamento del barchino, Del Pistoia avrebbe rubato delle onduline da un'altra bilancia, per poi "spargerle" sul lago nel tentativo di impedire la risalita a galla della refurtiva. Il problema è che il reato di furto diventa così predominante su quello di omicidio colposo. E, secondo le carte e le fotografie portate da Paglialunga, i furti sono inequivocabilmente avvenuti in territorio pisano. E il giudice, ravvisando probabilmente un fondamento nel reato così riqualificato, non ha potuto che riconoscere la propria incompetenza. Una decisione arrivata dopo una decina di minuti di camera di consiglio. Boragine, infatti, non è entrato nel merito delle richieste che erano state formulate dalle parti. Il pubblico ministero aveva chieso tre anni e mezzo di reclusione per i furti e un anno e nove mesi per l'omicidio colposo. Marzaduri e Paolini, invece, si erano espressi per l'assoluzione su tutti i capi di imputazione. Ricordando che - secondo i periti - il barchino non avrebbe potuto navigare se caricato di tutta la refurtiva e che - a loro avviso - la barca si era rovesciata per il passaggio di un natante più grande. Che avrebbe portato a bordo i veri responsabili dei furti. Resta ora da vedere se il processo non sarà destinato a "morire" per prescrizione, come paventato dallo stesso pm.
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