Italia
Silicani scrive a Napolitano
Paolo Lombardi
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SantAnna di Stazzema «La Resistenza non fu una guerra civile»
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STAZZEMA.Non fu una guerra civile ma una «guerra di Liberazione» che segnò «il riscatto dell'Italia». Lo scrive il sindaco di Stazzema Michele Silicani, in una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, preoccupato per la'derubricazione' a'guerra civile' nel corso della cerimonia dei 100 anni del Palazzo del Viminale. Silicani spiega il suo «disappunto» per «l'ennesimo tentativo di riscrivere la storia della Guerra di Liberazione in Italia, ogni volta alla mercè di improvvisati giudizi che tendono immancabilmente a disconoscere il significato altissimo del movimento Resistenziale» e chiede a Napolitano di «vigilare» perchè non si ripetano più questi tentativi. Nella lettera al Capo dello Stato, il sindaco del paese dove il 12 agosto 1944 i tedeschi trucidarono 560 persone (anziani, donne e bambini), ricorda che «in nessun altro Paese come in Italia, nell'orrore della guerra, vi furono uomini, donne, talvolta ragazzi che vollero restituire al proprio Paese l'onore perduto nel Ventennio della dittatura fascista». Un movimento, quello della Resistenza, che «poggia le radici in un dissenso al Regime fascista che sempre ci fu, da Matteotti ai fratelli Rosselli, a Gramsci, ai tanti ignoti che subirono le violenze di un Regime violento e sanguinario, antidemocratico e totalitario». Per questo, sottolinea Silicani, «leggere che la Guerra di Liberazione fu un atto di Guerra civile mette quasi tutti sullo stesso piano, quasi parifica i contendenti» mentre invece «ci furono coloro che sollevarono l'onore dell'Italia» e quelli, i Repubblichini di Salò, per i quali la violenza, «era un fine, un mezzo di dominio e oppressione verso coloro che la pensavano alternativamente. «Non fu solo uno scontro militare - ha concluso il sindaco versiliese nella lettera inviata in questi anni a Napolitano - fu uno scontro di ideali, della Vita e della Libertà per alcuni, della Morte e dell'Oppressione per altri».
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