Attenzione
«Risposte ai pazienti cardiopatici»
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Una recente manifestazione allospedale Versilia La richiesta dell'associazione presieduta da Fracasso
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VIAREGGIO. Chiude? Non chiude? È l'amletico tormentone che, ciclicamente, si abbatte sulle sorti del reparto di cardiologia dell'ospedale Versilia. Sulla vicenda interviene Nicola Fracasso, presidente dell'Associazione cardiopatici della Versilia, onlus «che assurge oggi al ruolo di Federazione nazionale». Fracasso scrive di non voler entrare nel merito «della validità e dell'eccellenza dei risultati ottenuti dal reparto, ma in quello dell'intero modello organizzativo di Area vasta. A mio avviso, anziché parlare solo di economie e di risorse da ridistribuire, occorrerebbe una attenta analisi delle risorse sanitarie presenti e delle necessità di tutti i pazienti. Se mi risulta che negli ultimi anni la sanità ha concentrato le sue economie per risolvere - come è avvenuto - i problemi del degente in acuto in un campo delicatissimo quale quello cardiologico, di fatto non mi pare/sembra che sia avvenuto lo stesso per il periodo successivo alla fase acuta». Il riferimento è «alla presa in carico del paziente in seguito all'acuzie per iniziare un percorso di prevenzione secondaria che permetterebbe di evitare la perdita del malato o la sua reospedalizzazione, prestando in tal modo un altro importante servizio al degente ed alla sanità, in quanto è evidente il risparmio che si otterrebbe nel tempo». In aggiunta a quanto detto, scrive Fracasso, «devo sincerare la volontà emersa in un recente incontro, avvenuto presso la sede della Conferenza dei sindaci della Versilia, nel quale di fronte a tali problemi tutti i sindaci, compreso anche il direttore della Società della salute, hanno plaudito concordi all'ipotesi di un percorso riabilitativo per i pazienti cardiologici, percorso di fatto iniziato circa nove anni fa su una felice intuizione del direttore generale della Asl Versilia approvata a gran voce dai primari cardiologi della succitata Area vasta ed ancora inaspettatamente inattuata». I pazienti, conclude Fracasso, «non sono tanto preoccupati per la chiusura o meno di un servizio, ma per il tipo di sanità che viene loro proposta sul territorio». Per cui - questa la richiesta forte - è necessario che il direttore generale Giancarlo Sassoli e/o gli organi regionali «dicano quale tipo di sanità possono offrire ai cittadini di questa come di altre aree della Regione. Tali risposte sono dovute ai cittadini quando sono gli stessi a richiederle e non date solo per doveri istituzionali al primo ministro in transito sul territorio. Infatti ricordo che il diritto alla salute è previsto dalla Costituzione, ed è per la difesa di questo diritto che i cittadini si sono organizzati in associazioni. Pertanto tali risposte - lo sottolineo - sono dovute».
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