Il Tirreno

Versilia

Forte. La proposta di James Popper (Pdl) dopo la sentenza del Tar della Toscana

Un grande parco alle ex colonie

L’area delle ex colonie fra Vittoria Apuana ed il Cinquale di proprietà fra l’altro del Banco popolare, già Banca di Lido
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L’area delle ex colonie fra Vittoria Apuana ed il Cinquale di proprietà fra l’altro del Banco popolare, già Banca di Lido

Il Tribunale amministrativo ha dato ragione al Comune

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 FORTE. Alle ex colonie può nascere solo un grande parco urbano, frutto di una riqualificazione dell'intera area per ricreare l'originale sistema di dune che deve riconnettersi a quella esistente nella zona a mare e già nell'elenco delle zone ambientali di interesse locale (Anpil) della Regione. È la posizione di James Popper, espressa a nome del gruppo del Pdl in risposta al PdCi del Forte sulla sentenza del Tar.   Come noto, il Tar ha dato ragione al Comune sul vincolo di invariante posto alla zona retrodunale delle ex colonie.  «La posizione dei Comunisti Italiani, che sono stati in questi quattro anni uno dei grandi sostenitori della giunta "civica" di Buratti - continua l'esponente dell'opposizione - è infatti alquanto bizzarra. Prima di tutto, è opportuno ricordare ricordare che il vincolo di "invariante" su quel terreno fu inserito nella Variante al Piano strutturale adottato dalla Giunta di centro destra (e approvato dal centro sinistra) e nessuno ha mai pensato che in quell'area potesse andare un solo metro cubo di cemento! Neppure il "cemento buono" che auspicano i Comunisti Italiani per realizzare servizi per la nautica».  «Per fortuna i desiderata dalla sinistra non trovano conferma negli atti di pianificazione del Comune - prosegue Popper - e speriamo che a nessuno venga in mente di cambiare l'attuale destinazione urbanistica, che non può che essere quella oggi prevista nei vigenti strumenti di pianificazione e, cioè, un grande parco urbano. I Comunisti Italiani dimenticano poi una cosa fondamentale, ovvero che, per essere realizzati, i progetti hanno bisogno di risorse e che, in questo caso, l'ostacolo è sempre stato rappresentato dal fatto che quei terreni sono di proprietà dei privati. Il precedente progetto di allargamento della zona dunale e il grande parco che doveva essere realizzato prevedeva infatti l'esproprio dei terreno. Lo sanno i Comunisti Italiani - si domanda Popper - quanto costerebbe l'esproprio di quelle aree? Tanto per dire, all'epoca gli uffici comunali avevano calcolato non meno di 12 milioni di euro. È per questo che in quel periodo fu avviata una negoziazione con le proprietà che, in cambio della cessione di diritti edificatori su alcuni terreni di proprietà comunale a monte della zona retrodunale, avrebbero dovuto cedere gratuitamente al Comune l'intera superficie del terreno».  «La giunta Buratti ha deciso invece di affossare quel progetto perché è sempre stata contraria alla perequazione urbanistica. Come Pdl non discutiamo la scelta politica, anche se non la condividiamo (i fatti ci hanno dato comunque ragione, basti pensare al Piano complesso che ha come principio la perequazione, seppure sia stata applicata con regole poco chiare), ma il fatto che se i Comunisti Italiani, anziché cercare di fare propaganda a qualche mese dalle elezioni, in questi quattro anni si fossero veramente impegnati, si sarebbe potuto procedere anche all'esproprio dell'area, magari utilizzando i denari pubblici incamerati con le alienazioni dei terreni. Una strada alternativa alla precedente ma per la quale avremmo dato il nostro sostegno visto il rilievo dell'opera e i vantaggi che ne avrebbe tratto la collettività. Invece si è preferito affossare il progetto del parco ambientale - conclude Popper - e aprire un contenzioso con i privati, lasciando l'area, a prescindere dal fatto che oggi sia vincolata, a possibili futuri cambiamenti».

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