Il Tirreno

Versilia

Le avanguardie d'arte all'Ex Marmi

Luca Basile
<b>LA MOSTRA.</b> Gli spazi espositivi dell&#146;Ex Marmi
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LA MOSTRA. Gli spazi espositivi dell’Ex Marmi

Da fabbrica a spazio espositivo. Sinergia con la galleria Poggiali e Forconi

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 PIETRASANTA. Il centro storico, con la sua "ragnatela" di gallerie, sculture e tradizione è in linea d'aria a poco più di 100 metri di distanza, eppure all'interno degli spazi dell'Ex Marmi, nicchia artistica di via Sauro, sembra di vivere in una location alternativa alla solita Pietrasanta da copertina.  Un complesso post-industriale, con in dote sale ampie ed un piazzale esterno generoso di spazio, rarità ricercata all'interno delle mura cittadine, ci introduce alla mostra inaugurata sabato scorso - e visitabile fino al 12 agosto a firma J&Peg, sigla che fa da riferimento al duo Antonio Managò e Simone Zecubi.  Per il secondo anno consecutivo la Galleria Poggiali e Forconi, di Firenze, collabora con la ex Marmi, struttura in passato sede di una fabbrica dolciaria, poi laboratorio di marmi, poi ancora cantiere per le arti sceniche, fino appunto ad un presente che si propone come spazio espositivo d'avanguardia sempre più ricercato da galleristi, con sede in altre località.  Nel 2010 recitò da protagonista la rassegna di Thomas Gillespie, oggi il "Caso Zero" siglato J & Peg così chiamato per richiamare il formato delle immagini digitali utilizzate nel progetto creativo dei due artisti che combinano scenografia, fotografia, pittura e computer grafica. «Pietrasanta è realtà di indubbio fascino e, sicuramente, vetrina mediatica anche se non sempre, a mio avviso, le mostre in proposta sono in linea con la tradizione della città e ancora con ciò che rappresenta nel mondo. Detto questo il valore aggiunto di proporre qualcosa in questa terr, è innegabile ed infatti, per il secondo anno, siamo in questa sede, ideale per i suoi contenuti, con lavori artistici sicuramente innovativi» spiega Poggiali e Forconi. 15 le opere di fotografia e pittura, realizzate appositamente per la mostra, affisse alle pareti con immagini contraddistinte da figure nere che emergono dall'oscurità dello sfondo attraverso un gioco di luci. Quella stessa luce che «anima le scene dei diversi lavori modellando l'immagine e facendo emergere le varie superfici dell'attore o personaggio che di volta in volta - con accurata preparazione della stessa scena in uno studio - è inguainata in una stoffa nera che lo riveste interamente, dalla testa ai piedi» si legge in una nota critica. Il colpo d'occhio è suggestivo e va ben oltre lo sguardo, distratto, del visitatore di turno - 5500 il numero dei primi invitati alla mostra -. «Le immagini in mostra - raccontano Managò e Zenubi, giovani artisti lombardi - sono tutte ispirate a fotografie che hanno raccontato la storia del mondo dall'ottocento ad oggi. E parliamo di opere comunque estrapolate dalla cronaca per essere trasformate in messaggi universali: la deportazione, il terremoto ad Haiti, la lotta alla mafia fatta da Falcone e Borsellino. Singoli avvenimenti che fanno oramai parte della memoria collettiva».

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