Sicurezza
«Antonini nel mirino di Moretti da subito dopo la strage»
Donatella Francesconi
◗
Emiliano Favilla insieme a Riccardo Antonini 3 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. «Riccardo Antonini era nelle mire dell'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato subito dopo il disastro ferroviario del 29 giugno 2009». Lo racconta Emiliano Favilla, all'epoca assessore provinciale, nella giornata della solidarietà nei confronti di Antonini, ferroviere e perito di parte nell'incidente probatorio sulla strage di Viareggio, nonché «diffidato» da Rete ferroviaria italiana a continuare nell'incarico gratuito. «In una riunione in Regione, convocata dall'allora presidente Claudio Martini, dove ero presente - continua Favilla - insieme a Patrizio Petrucci, allora vice presidente della Provincia, il sindaco Lunardini ed altri ancora tra amministratori e dirigenti delle Ferrovie, Moretti ebbe a dire, con tono minaccioso e arrogante "io quello lo licenzio"». Il riferimento - ricorda Favilla - «era proprio ad Antonini per alcune dichiarazioni rilasciate ai giornalisti dopo la strage». L'ex assessore continua: «Ne nacque un battibecco nervoso tra me e Moretti, dove si intromise lo stesso Martini per riportare a fatica la calma». Riccardo Antonini, conclude Favilla, «rappresenta un simbolo sulla vicenda della strage di Viareggio. Non solo per i familiari delle vittime e per i lavoratori delle ferrovie, ma per tutta la città. A sua difesa devono scendere in campo tutti, istituzioni comprese». Al fianco di Antonini si schiera la senatrice del Partito democratico, Manuela Granaiola, che scrive: «La diffida di Rfi contro Riccardo Antonini quale perito di parte e dipendente dell'azienda mi sembra un inqualificabile segnale di nervosismo. È paradossale e poco credibile che si contesti questa cosa solo dopo quattro mesi e numerosi incontri, tra cui due udienze in aula. Con scarsa sensibilità si parla addirittura di "conflitto di interessi". A me risulta solo che Antonini sia "consulente di parte civile" a titolo gratuito e a seguito del suo impegno nell'associazione "Assemblea 29 giugno". Formata da cittadini e ferrovieri che dopo la tragedia di Viareggio si sono schierati a fianco delle vittime per promuovere la sicurezza nel trasporto ferroviario». Insomma: due anni fa Moretti, secondo il racconto di Favilla, già aveva puntato l'attenzione su Antonini. Salvo, poi, non accorgersi - in sede di apertura di incidente probatorio - che lo stesso dipendente figurava tra i periti di parte. E richiarmalo al «codice etico del Gruppo». Desta «sconcerto» - sottolinea il capogruppo del Pd in consiglio comunle, Antonio Batistini - «che parli di codice etico proprio Rfi che ebbe modo di fare sapere, all'indomani del disastro ferroviario, di occuparsi solo di binari...». Con Antonini anche i lavoratori della Viareggio Versilia Congressi che «ne appoggiano la battaglia per il raggiungimento di verità e giustizia sulla strage di Viareggio». Di «clamorosa gaffe» da parte di Rfi parla Rifondazione comunista-Federazione della sinistra, circolo di Viareggio che «si schiera al fianco di Antonini, di tutti i lavoratori, e di tutti i familiari delle vittime». A nome dell'Unione familiari delle vittime, nata proprio a Viareggio, Loris Rispoli scrive: «Il gesto di Ferrovie è inqualificabile. Con lettere minacciose si cerca di di fare pressione su un dipendente affinché abbandoni il suo ruolo di consulente, ci si appella addirittura ad un codice etico che per primi i dirigenti di Fs hanno dimenticato. Le minacce e le pressioni stanno dimostrando una sola cosa: paura e debolezza». Solidarietà ad Antonini arriva anche da Andrea Antonioli, coordinatore versiliese dell'area "La Cgil che vogliamo": «Riccardo si è sempre battuto per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Quelli che come lui lo fanno ogni giorno sono in conflitto con l'impresa per cui lavorano?».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
