Attenzione
Nei guai per l'affitto del bar
Luca Cinotti
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MARCO POLO. Il tribunale di Viareggio Uno dei soci avrebbe contraffatto una firma
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VIAREGGIO. Un bar fra i più famosi della città, il Carmencita in piazza Mazzini, è finito al centro di una spinosa vicenda giudiziaria che vede - sul banco degli imputati - il viareggino Gianluca Pozzi e - su quello della parte civile - l'imprenditore pistoiese Pierluigi Bizzarri, socio del primo nella società che gestiva il locale. Secondo l'accusa, che ha chiesto il processo di Pozzi per truffa aggravata e falso, la conduzione del bar sarebbe "passata di mano" senza che il socio ne sapesse nulla. Anzi, falsificando la sua firma. La storia risale all'aprile 2009. Quando, di fronte al notaio, si sedettero Pozzi e Vittoria Carola, allora presidente del consiglio di amministrazione della "Rianlolu srl". Oggetto della runione, la cessione di azienda del Carmencita dalla "Tapa Tapa srl" (posseduta al 50 per cento da Pozzi e Bizzarri) alla Rianlolu. Di tutto questo, però, Bizzarri, sarebbe stato all'oscuro. Lo avrebbe scoperto solo qualche tempo dopo quando, entrato nel bar, ci trova a lavorare persone che non conosceva. Bizzarri fa qualche domanda, e capisce che qualche cambiamento importante è avvenuto. Allora cerca di mettersi in contatto con Pozzi, ma il comportamento di quest'ultimo sarebbe stato evasivo. Messo in allarme - ha raccontato - anche da una precedente offerta del socio di acquistare le sue quote (rifiutata perché il prezzo proposto era ritenuto troppo basso), Bizzarri si mette a fare qualche indagine. E scopre che l'affitto di azienda è stato perfezionato, per una cifra complessiva di circa 300mila euro. Di più. A "giustificare", anche di fronte al notaio, il passaggio nelle gestione ci sarebbe stata una delibera di assemblea con la usa firma: un autografo che però Bizzarri, di fronte al pubblico ministero e poi al giudice monocratico Gerardo Boragine, ha disconosciuto. Proprio la firma sarebbe alla base dell'atto di cessione "falso": il notaio, infatti, sarebbe stato indotto in errore dal documento artefatto. Al di là del processo penale - che è stato rinviato al mese di ottobre per ascoltare le ragioni di Pozzi - sulla vicenda sono nate anche controversie in sede civile. Da una parte Bizzarri, ha diffidato gli attuali gestori a non pagare più le "rate" pattuite a Pozzi (finora sarebbero stati versati circa 180mila euro), dall'altra Pozzi ha fatto causa alla Rianlolu per mancato pagamento.
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