Il Tirreno

Versilia

La strage di Viareggio

«Giù le mani dal processo»

Donatella Francesconi
Lunardini con Daniela Rombi
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Lunardini con Daniela Rombi

Il sindaco: spostarlo vorrebbe dire aggiungere sofferenza

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VIAREGGIO. La voce, il timore, che da tempo circolava tra gli addetti ai lavori è alfine affiorata in superficie: il collegio difensivo delle ferrovie ha ipotizzato lo spostamento della sede del processo per la strage di Viareggio, da Lucca ad altra sede per incompatibilità ambientale. Lo conferma il sindaco Luca Lunardini che ha preso carta e penna per esprimere la propria posizione a nome della città.  «Mi permetto - scrive il primo cittadino - di farmi portavoce di un ovvio ma, nella sia semplicità, determinato messaggio.

Non spostiamo dalla sua sede naturale la sede di un processo che ha nella regolarità e nella trasparenza degli atti ad oggi svolti, la chiara e riconosciuta evidenza della validità del suo percorso e dei suoi luoghi. Non alimentiamo inutili e dannose dietrologie su atteggiamenti dilatori o discriminanti che non devono avere ragione di essere. Tra l'altro, appare banale a dirsi, parliamo di una sede processuale a Lucca e non certo a Viareggio. Non sta certo a me dirlo, ma è sotto gli occhi di tutti come gli inquirenti e la magistratura lucchese stiano svolgendo con equilibrio ed efficienza un lavoro faticoso e complesso».  Eppure, secondo periti e legali dell'amministratore delegato di Ferrovie, Mauro Moretti, a Viareggio il clima non sarebbe sufficientemente «sereno». «La comunità viareggina, e qui invece sta proprio a me dirlo - continua Lunardini - ha mostrato una dignità, compostezza e rispetto di questo lavoro semplicemente encomiabili. Nella recente notte del 29 giugno, pur a due anni dal disastro, 15mila persone hanno sfilato per le vie della città nel silenzioso ricordo di quei 32 morti. Non un urlo, non un'offesa, non un disordine, ma solo la silenziosa, composta, sofferenza di chi chiede una risposta di verità per quelle 32 vittime. Mai per un desiderio di vendetta, che non fa parte dell'anima di città, ma perché sarà solo dalle risposte a tali domande che si potranno costruire percorsi tali da impedire il ripetersi di simili devastanti eventi». 

Spostare la sede - è la posizione epressa dal sindaco - «vorrebbe dire mettere in dubbio il cuore generoso, talvolta impetuoso, ma sempre corretto della mia città. Vorrebbe voler dire aggiungere sofferenza a chi già tanto ha sofferto. E vorrebbe anche dire, mi sia permesso di ripeterlo, mettere in dubbio l'indipendenza di un pool di magistrati che fin dall'inizio si è impegnato in un non facile compito. E poi, credo di essere facile profeta: lo spostare il processo a Genova o in luoghi anche più lontani, vorrebbe semplicemente dire far fare un po' più di strada ai viareggini che continuerebbero allo stesso modo, rispettosi ma determinati, ad assistere ad ogni atto di processuale».

Al momento nessuna richiesta formale di spostamento del processo è stata avanzata da Ferrovie dello Stato. Ma legali e periti hanno comunque provveduto a scrivere alla Procura per segnalare che, nelle condizioni trovate, ed in particolare con le contesazioni subite in occasione delle prove sulla cisterna, a Viareggio, «non si riesce a lavorare». Condizione sufficiente «a costituire un buon inizio» per chiedere il trasferimento del dibattimento che deve iniziare: questa la preoccupazione di alcuni legali delle parti lese.

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