Il Tirreno

Versilia

Dal Senegal alla Versilia: in un libro la storia (vera) del venditore Bouna Bay

Martina Ambrogi
<strong>PROTAGONISTA.</strong> Bouna Bay Pene
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PROTAGONISTA. Bouna Bay Pene

In «La borsa o la vita» Alessio Bartolini Salimbeni racconta l'avventura a lieto fine iniziata a Dakar

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VIAREGGIO. Una borsa da viaggio, il biglietto aereo, il visto turistico per il Belgio, l'indirizzo dello zio già emigrato ed una gran voglia di partire in cerca di un futuro migliore. Comincia così, dall'aeroporto di Dakar, l'avventura di Bouna Bay Pene, senegalese, classe 1973, secondo di otto figli, in tasca un diploma di maturità e una laurea in lingue che lo hanno portato a raggiungere Viareggio dove ha iniziato una seconda vita. La sua storia e i suoi racconti sono stati trasformati in un romanzo O la borsa o la vita, libro d'esordio di Alessio Bartolini Salimbeni, pubblicato da Pezzini Editore che verrà presentato oggi pomeriggio alle 17.30 alla Biblioteca dei Ragazzi.  Nato a Firenze nel 1953, l'autore si è trasferito a Massarosa nel 1977, a causa di una storia d'amore finita male, e qui ha iniziato a progettare e costruire moto da trial. L'idea di accantonare per un periodo chiavi inglesi e bulloni per confrontarsi con foglio e penna nasce un po' per caso, grazie ad una persona, che in una giornata di piena estate gli ha permesso di conoscere il futuro protagonista del suo romanzo, Bouna Bay Pene. «Sono andato a trovare un'amica in uno stabilimento balneare vicino al Royal - racconta Salimbeni - e quando sono arrivato sotto l'ombrellone con lei c'era questo ragazzo senegalese che vendeva borse e scarpe. Fin da subito mi è sembrato un personaggio singolare, diverso dagli altri, più spigliato e colto».  Da questo incontro fortuito i due hanno iniziato a frequentarsi e i racconti di vita di Bouna Bay Pene sono presto diventati un libro. «Il titolo del romanzo "O la borsa o la vita", la classica frase che dice un rapinatore - afferma l'autore - può far pensare ad un giallo, invece vuole spiegare la realtà dei senegalesi per i quali il vendere la borsa è strettamente collegato alla sopravvivenza».  Dall'arrivo in Italia nel 1997, condito dai mille problemi della vita quotidiana, di rapporti con le autorità, di inserimento in una società diversa talvolta ostile e spesso insofferente, fino all'ascesa sociale lenta e graduale da venditore ambulante sulle spiagge della Versilia senza fissa dimora a lavoratore regolare con tanto di busta paga e contratto d'affitto in cui non mancano intermezzi tragici ed esilaranti, raccontati in prima persona dal protagonista. «Nell'arco di quindici anni il ragazzo - spiega Salimbeni - ne ha fatta di strada ed è riuscito a conquistarsi il suo posto al sole in una società complessa e per molti versi a lui estranea come la nostra». A rendere la storia ancora più divertente e appassionante le vicissitudini di un fantomatico commissario Terenzi, ispirate all'esperienza del suo alter ego in carne ed ossa. «Si tratta dell'agente Riccardo Bardelli - prosegue l'autore - che per aspetto, età e carattere potrebbe essere il sosia del mio personaggio. Buona parte delle vicende raccontate nel libro provengono dai suoi ventisette anni trascorsi in Polizia, dei quali più di venti nel commissariato di Viareggio e almeno quindici a diretto contatto con il mondo degli stranieri e degli extracomunitari».  Una storia che potrebbe non finire qui, come lasciano pensare il "continua" dell'ultima pagina e l' "atto primo del titolo". «Vediamo intanto come va questa prima parte - conclude Salimbeni - poi penseremo al sequel». Il romanzo "O la borsa o la vita" è presente nelle librerie e nelle principali edicole al prezzo di 10 euro.

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