Il Tirreno

Versilia

La strage di Viareggio
In tanti sono venuti anche da fuori. La partecipazione dei commercianti

«Il dolore è sempre lo stesso»

Alessandro Bartolini
<strong>STRISCIONE.</strong> Una delle tante scritte nel corteo di ieri sera
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STRISCIONE. Una delle tante scritte nel corteo di ieri sera

Le voci dei viareggini al corteo: rappresentiamo tutta l'Italia

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VIAREGGIO. Oltre quindicimila persone ieri sera hanno sfilato in corteo, ma la voce che ha attraversato la città è come se fosse stata una sola: quella di Viareggio, quella dei viareggini, che a distanza di due anni da quel maledetto 29 giugno 2009 continua a chiedere giustizia per le 32 vite che quel convoglio assassino si è portato via.  «Perchè sono passati due anni è vero, ma la rabbia e il dolore sono uguali a quelli del giorno dopo», dice commosso il giovane studente Claudio Milani. Già la rabbia e il dolore: sono questi i sentimenti che accompagno passo dopo passo il corteo che non vuol essere solo solidale; «Perchè la solidarietà è importante - è convinto Samuele Toni, mentre applaude il discorso di Loris Rispoli, rappresentante delle vittime della Moby Prince - ma non deve essere fine a se stessa. La fermezza di tutta la cittadinanza nel pretendere che i colpevoli paghino è il miglior gesto di solidarietà che possiamo esprimere a chi ha perso tutto».  Un'intera città unita è scesa ieri in strada, e anche chi non poteva essere presente ha voluto comunque esprimere la sua vicinanza con piccoli gesti in dignitoso silenzio. La maggior parte dei commercianti di una Passeggiata ammutolita, al passaggio del corteo, hanno abbassato le saracinesche dei bar o hanno spento le luci nelle verande dei caffè e dei ristoranti in segno di rispetto. «Avremmo voluto essere tutti lì - ammette Luigi Cecchi della pasticceria "Fauzia" -: questo corteo non deve rappresentare solo Viareggio, ma tutta l'Italia». Solo il caso ha scelto Viareggio. «Perché la strage di Viareggio poteva essere la strage di Prato, di Napoli o di Milano - riflette Nicola Volpi -: quando la sicurezza viene dopo i profitti nessuno, da nessuna parte può sentirsi al sicuro, neppure in casa sua».  Una sola voce quella del corteo, una voce però con tante cadenze che provengono da altre città per trascorrere le vacanze, abituate a godere solamente delle bellezze di Viareggio, ma che ieri sera hanno voluto vivere anche il dolore «di una città che mi accoglie da quarant'anni tutte le estati e che ormai sento come la mia seconda casa. Quello che è successo qui - continua Annarita Chiesa - è come se fosse successo nella mia Lodi». Viareggio non dimentica, soprattutto non riesce a dimenticare che bisogna dare ancora degna giustizia a 32 morti innocenti e a chi giorno dopo giorno mantiene vivo il loro ricordo, «e anche se le procedure giuridiche per accertare le responsabilità penali individuali sono lunghe e tortuose, chi ha la responsabilità morale di quello che è successo dovrebbe avere almeno il buongusto di dimettersi dagli incarichi che ricopre, questo sarebbe un primo gesto di giustizia»: sono in tanti a pensarla come Jacopo Simoni. E lo scroscio di applausi per Daniela Rombi quando chiede le dimissioni dell'ad di Fs Mauro Moretti, lo testimoniano.

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