Il Tirreno

Versilia

La strage di Viareggio

Il dolore e la speranza nei cuori dei parenti «E adesso giustizia»

Claudio Vecoli
<strong>MAREA UMANA.</strong> La folla nel piazzale della Pam A sinistra: i familiari di Rosario Campo
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MAREA UMANA. La folla nel piazzale della Pam A sinistra: i familiari di Rosario Campo

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VIAREGGIO. Mario, il papà di Sara Orsi, è venuto sulla sua sedia a rotelle. Come la mamma di Andrea Falorni, lo «scarburato», le cui gambe non le avrebbero mai permesso di percorrere i chilometri del corteo. Storie di chi, la notte del 29 giugno, è rimasto segnato per sempre negli affetti più cari. Ma che non vuol rassegnarsi a nessun costo. E ora chiede giustizia e verità. Non c'è solo il grido pubblico di dolore e rabbia di Daniela Rombi, madre di Emanuela Menichetti e presidente dell'associazione «Il mondo che vorrei» che rimbomba forte e potente dal palco di fronte alla stazione ferroviaria a. In questo secondo anniversario della strage ci sono anche le emozioni intime di tutti i familiari delle trentadue vittime di quel maledetto 29 giugno. Emozioni burrascose, che tormentano l'anima e rivoltano lo stomaco. Ma che, grazie ad una partecipazione ancora massiccia della città, danno anche un senso di sollievo e di speranza.  Irene è la sorella di Federico Battistini e abita a Ripa. Da quando nell'esplosione ha perso il fratello, evita in ogni modo di passare per Viareggio. «Per me Viareggio è sinonimo di dolore. Di tanti ricordi che mi legano a Federico. Oggi però non potevo non mancare, perché è giusto dare un segno, una testimonianza. Prima del corteo sono passata da via Ponchielli ed ho visto la casa dove abitava demolita. È stato come un pugno allo stomaco». Proprio due giorni prima, il 27 giugno, Federico avrebbe compiuto 34 anni. «Ma lui si è fermato a trentadue... Fra le macerie della casa dove viveva abbiamo ritrovato una macchina digitale con le foto di quel compleanno. Era con Elena e i due suoceri di fronte ad una torta con trentadue candeline. Sorridevano. Erano felici. Due giorni dopo sono morti tutti e quattro».  Claudia Frasca è la moglie di Rosario Campo. Il 29 giugno 2009 tutti e due erano insieme a bordo di uno scooter che percorreva la via Burlamacchi. Di fronte alla sede della Croce Verde sono stati travolti dall'esplosione del Gpl: lui è morto sul colpo, carbonizzato; lei si è salvata, anche se il suo volto e gran parte del corpo conserveranno per sempre il ricordo tremendo di quella notte. «Per me il dramma si è consumato dall'altra parte della ferrovia, di fronte alla Croce Verde. Purtroppo da lì devo passarci spesso ed ogni volta è come toccare una ferita ancora aperta. Ma stasera, a due anni esatti da quella notte tremenda, il dolore è più forte, quasi insopportabile». Abbracciata, quasi a sorreggerla, c'è Giulia, la figlia. Come la madre, come il gruppo di amici che le stanno a fianco, indossa una t-shirt bianca con la foto del padre e la scritta «Sei nei nostri cuori». Giulia, però, ha voluto aggiungere con un pennarello nero un cuore e la scritta «Papà, ti amo». La calligrafia, il tratto, sono quelli di una adolescente, così simili a certe scritte sui diari dove si confessano i primi amori. L'esplosione di quel 29 giugno l'ha però costretta a crescere tutto d'un colpo.  Luca Bonuccelli nel disastro ferroviario ha invece perduto mamma Nadia e papà Claudio. Abitavano in via Ponchielli da poco: avevano preso una casa in affitto per poter ristrutturare la loro vera casa di via don Aldo Mei, al campo d'Aviazione. «Quella casa adesso è quasi pronta - racconta Luca - e presto andrò ad abitarci. Ma io e mia sorella siamo stati tentati di disfarcene, di venderla, di non volerne più sapere. Poi, dopo qualche mese, ci abbiamo ripensato e di comune accordo abbiamo deciso di tenerla. Ma, almeno i primi tempi, non sarà facile entrare da quella porta». Per Luca, come per tutti, questo 29 giugno è un giorno triste. Ma è anche un giorno che dà coraggio e forza. «Quando ci avviciniamo a questo anniversario, lo scorrere dei giorni diventa più faticoso. Però vedere la città che ancora si stringe alle sue vittime ti aiuta a combattere le battaglie che devi affrontare. A cominciare dal processo che sta per arrivare. Domani (oggi, ndr) ci sarà un nuovo incidente probatorio. Tutto, a cominciare dalle responsabilità, sembra maledettamente chiaro. Però abbiamo tutti paura del potere della nostra controparte, temiamo che possa riuscire a ribaltare la verità. E allora è importante vedere così tanta gente che ancora ti sostiene».

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