Il Tirreno

Versilia

Strage, l'appello dei familiari: la città sfili ancora con noi

<b>DUE ANNI.</b> Di nuovo in corteo come lo scorso anno
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DUE ANNI. Di nuovo in corteo come lo scorso anno

Appuntamento alle 21, domani, nel parcheggio del Comune. Poi il corteo fino a via Ponchielli

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 VIAREGGIO. «Abbiamo bisogno di voi...». È l'appello dei familiari delle vittime della strage di via Ponchielli, rivolto a tutta la città, per essere in strada domani. Come quella notte maledetta. Come nel primo anniversario che ha visto la città sfilare unita.  L'appuntamento è alle 21, nel parcheggio tra Comune e Camera del Lavoro. Istituzioni, comitati, i familiari delle vittime, i tanti cittadini che vorranno dimostrare ancora una volta che Viareggio non dimentica e pretende verità e giustizia.  Nel pomeriggio, al Palazzetto dello sport, si combatte. Insieme. Con i comitati dei tanti disastri sparsi per l'Italia, con le mamme di chi è morto nel rogo della Thyssen, a Torino, o a Piombino nell'altoforno della Licchini, o sotto le macerie della Casa dello studente, a L'Aquila, o nel traghetto della Moby Prince a Livorno.  «Firmeremo, tutti insieme una dichiarazione d'intenti»: lo racconta Daniela Rombi, presidente dell'associazione "Il mondo che vorrei" ma sorpattutto mamma. Di Emanuela Menichetti, morta a soli 21 anni, dopo oltre 40 giorni di agonia: solo perché un treno le ha portato in casa il suo carico di morte.  Il corteo dal Comune raggiungerà la stazione dove ci sarà il palco per alcuni interventi. Poi di nuovo in cammino, con la sosta per deporre una corona di fiori all'altezza della sede della Croce Verde, dove quella maledetta notte morì Rosario Campo. Una volta raggiunta via Ponchielli, dove le Tartarughe lente assicurano acqua e sedie per chi non vuol mancare ma non ce la fa a percorrere tutta la strada, saranno lette alcune poesie in attesa dell'ora fatica in cui tutto cambiò, due anni fa.  Il giorno dopo è già pronto un pullman, direzione Lovere dove si tengono quelli che potrebbero essere gli ultimi due giorni di prove tecniche sui pezzi coinvolti nel disastro ferroviario.  «Ci sono norme e comportamenti che non sono stati rispettati in tutta questa vicenda». È l'opinione che il presidente della Provincia, Stefano Baccelli, non si tiene più per sé alla luce di quanto emerso dai riscontri dei periti: «Questo esce dall'incidente probatorio: una o più persone non hanno fatto il proprio lavoro». Ai familiari delle vittime impegnati su tutti i fronti per ottenere verità e giustizia, va il ringraziamento di Baccelli: «La loro è una forma di resistenza civile a cui dobbiamo essere grati come cittadini della Repubblica italiana». D.F.

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