La manifestazione
Un centro servizio per il Portone
Luca Basile
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Il Portone zona artigianale di Pietrasanta Lo chiede Simone Tartarini, presidente del Cip 90
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PIETRASANTA. «Cosa serve all'area artigianale del Portone? Un centro servizi, funzionale e a pieno regime. Il resto è già presente». Simone Tartarini, presidente del Cip 90, il consorzio che fa da riferimento alle aziende con attività all'interno dell'area, non sembra avere dubbi. «E' inutile girarci intorno: c'è un dovere non solo morale, ma anche normativo, che impone la presenza di questo centro in una realtà, come il Portone. Invece se ne parla, inutilmente, da anni. L'anomalia in questa vicenda è che prima si sono collocate le aziende, poi si è cominciato a discutere del centro servizi, che si trova su un'area privata (proprietà della famiglia Vecoli, ndr), e che al suo interno potrebbe accogliere uffici, negozi di vicinato, bar, sportelli bancari e postali e, volendo, anche un albergo. Nostra impressione è che il privato, di investire denaro in questa struttura, abbia avuto fino ad oggi poco interesse; un problema serio che il Comune deve provare a risolvere. Altrimenti il Portone era e resterà un'area depotenziata». Parole, di Tartarini, che si accompagnano alla prossima liquidazione, prevista a breve, del Cip 90. «Ormai l'oggetto sociale, per cui era nato il consorzio è venuto meno; l'idea iniziale era di creare un'area, costruire i capannoni, poi assegnarli ai soci. Che erano e sono ancora 39. Tutto questo è stato fatto, poi in questi anni, i soci originari, in molti casi, hanno ceduto o affittato il capannone. Ecco perché il Cip 90 non ha più senso. Serve un nuovo organismo (sarà operativo a fine anno) che tuteli l'area e valorizzi l'operato delle aziende; a breve verrà meno il vincolo del lapideo, che insiste su alcune aree del Portone, poi sarà possibile, come deciso dal Comune, garantire la ricollocazione di aziende che operano nel commercio all'ingrosso. Prospettive importanti, visto che l'interesse di nuovi investitori, per l'area, è noto; in questi anni abbiamo perso, per mancanza di chiarezza normativa, società importanti - rilancia Tartarini - con oggetto sociale che non prevedeva il lapideo». Ad oggi, al Portone, lavorano 350 persone, impiegate, a vario titolo, nei diversi capannoni, per un'area che, è "occupata" da aziende nella percentuale del 60% della superficie complessiva dei lotti. «Per arrivare alla completa valorizzazione non basta rimuovere il vincolo del lapideo. Il futuro dell'area del Portone passa attraverso la realizzazione di un centro servizi».
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