Il Tirreno

Versilia

Bettarini sempre più in sella

Corrado Benzio
La premiazione di Arturo Paoli e a sinistra quella lo scorso anno di Vargas Llosa poi proclamato premio Nobel
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La premiazione di Arturo Paoli e a sinistra quella lo scorso anno di Vargas Llosa poi proclamato premio Nobel

La presidente del Viareggio bacchetta tutti: dal sindaco alla città

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 VIAREGGIO. Sembra che mesi di scontri non siano mai esistiti. Che il tentativo di cacciare la professoressa Bettarini, presidente della giuria, sia stato un sogno di Lunardini. Che la minaccia di fuga in Calabria sia stata un boutade. Che i soldi ci siano e sono abbondanti. Soprattutto - e qui sta il punto - dalla triste riunione di ieri mattina al Principe, sembra che il premio letterario Viareggio sia una creatura viva, vegeta e amatissima da tutti. E non il quasi rudere di un'epoca che fu.  E così la conferenza stampa di ieri mattina al Principe di Piemonte è parsa l'ulteriore segnale della ormai certa separazione da un certo modo di fare cultura e Viareggio (e i viareggini soprattutto).  Tanto (tanto?) da far apparire quasi inutile in città la presenza del premio Viareggio. E d'altronde l'ultimo libraio cittadino rimasto (insieme alla Lungomare, perchè per molti la Mondadori al Margherita è una sorta di coop) - Nino della Vela, per non fare nomi - segnalava il suo stato di quasi solitudine. Ovvero: a Viareggio non ci sono più librerie.  Ma lasciamo le ciance e parliamo in stretta sintesi della mattinata principesca (ma senza aperitivo, quello lo offriva solo il dirimpettaio festival Gaber) del premio Viareggio.  L'assessore Ciro Costagliola ha fatto la figura dello scolaretto di fronte alla profe (la Bettarini, ovviamente). Ciro ha ribadito che tutto va bene fra amministrazione e premio e che il Comune di Viareggio - al di là della crisi finanziaria - garantirà alla manifestazione le risorse degli anni passati. Gli mancava solo il capo cosparso di cenere ed eravamo a posto. Ha avuto anche l'ardire (e l'ardore) di dichiarare che «le polemiche sono servite a far crescere la fama del premio».  Figuriamoci. Il primo premio letterario ad essere rifiutato da un autore (Italo Calvino) aveva bisogno delle polemiche fra Comune e Bettarini? Parliamo di un premio - va ricordato - che fu accusato nel 1969 di essere finanziatore di assassini, solo perchè nel 1969 aveva premiato Alexander Panagulis eroe e martire della resistenza greca al regime dei Colonnelli.  Oggi il premio Internazionale Viareggio-Versilia è un riconoscimento al già visto (anche se si chiama Vargas Llosa). Ma nel 1970 fu premiato Helder Camara, arcivescovo di Recife (Brasile), teorico della Teologia della Liberazione, ovvero l'unica vera eresi della chiesa novecentesca.  Almeno la senatrice del Pd Manuela Granaiola ha cercato di mettere un po' di pepe alla discussione, chiedendo alla presidentessa della giuria che fine avessero fatto le minacce (o comunque le possibilità) di spostare il premio a Palmi, in Calabria.  Ricordiamo delle rivelazioni di Bettarini di andare a Palmi, paese natale di Leonida Repaci.  Rossana Bettarini è stata grande nella sua risposta: «I premi per la narrativa, la saggistica e la poesia - ha ricordato - rimangono statutariamente a Viareggio, ma ci sono altri premi come quello giornalistico che potrebebro emigrare. Ricordo che per il Viareggio-Terza pagina dedicato a Cesare Garboli abbiamo portato in città personaggi come Arbasino e come Vincino, che ha fatto un duetto incredibile con Staino. Bene, a questi appuntamenti non c'erano più di 35 persone, compresi gli addetti ai lavori e le fidanzate. Potremmo spostare in Calabria, di fronte a proposte importanti, il premio dedicato a Mario Tobino, grande scrittore viareggino. In occasione della consegna al teatro Eden vengono portate a forza le scolaresche».  Bettarini - le va dato atto - ribadisce come il rapporto fra la città ed il premio letterario che porta il suo nome sia ormai deteriorato.  Doveva essere questo l'aspetto da discutere in quello che - nel corso dei minuti - poteva diventare un franco dibattito sul premio. Ma in troppi hanno preferito glissare, visto che ormai la dominatrice era la professoressa allieva di Gianfranco Contini.  Chicco Guidi, uno che a queste cose crede, si è alzato per ribadire che al di là del ruolo del sindaco: «Quando si parla di politica culturale è il consiglio comunale che è sovrano. Quindi bisognerebbe che il premio si presentessa in consiglio per parlare della sua situazione e del suo rilancio».  Guidi, anche se timidamente, ha usato una parola che è sembrata sotto certi punti di vista un tabà: rilancio. Perchè il premio - così com'è - non serve quasi più a nessuno. Nemmeno a chi lo vince, visto che la fascetta «Vincitore del premio Viareggio» ormai non la stampa più nessuno. Costa troppo.  Per questo, Guidi ribadiva anche la necessità di una ricognizione di tutta la parte contrattuale e normativa del premio, a partire dal contratto Tolomei che nel 1975 portò il premio al Comune.  Bettarini ha ricordato le estreme difficoltà in cui si dibatte: «I manifesti vengono stampati a pochi giorni della cerimonia, che confermo per venerdì 26 agosto, i soldi sono pochissimi. A Vargas Llosa che venne a Viareggio alla vigilia del Nobel, è un fatto che va ricordato, abbiamo dato tremila euro tutto compreso, anche il viaggio in aereo da Madrid a Pisa, che quindi si è pagato da sè. Per questo non ha portato la moglie. Vorrai dire, andando avanti di questo passo, che il premio lo consegneremo sotto l'ombrellone».  Potrebbe essere un'idea rivoluzionaria, un ritorno al pauperismo e al mecenatismo puro.  A quel punto Massimiliano Baldini ha chiesto alla presidentessa se intendesse, con questo ragionamento sull'ombrellone immaginare una scissione col Comune. Ma Bettarini non ha risposto.  Ha risposto invece al cronista che le chiedeva se non avesse mai pensato in questi mesi di polemiche a dimettersi. Ha risposto no.  Si metta l'animo in pace - quindi - il ragioniere viareggino (così Bettarini ha definito Aldo Belli, l'uomo che doveva dare una svolta alla manifestazione, ma che Lunardini e Costagliola ai primi venti di polemica hanno abbandonato a sè stesso).  Conclusioni finali. Il bilancio non c'è e quindi i soldi non sono nemmeno sulla carta, ma il premio Viareggio si farà. In qualche modo. Intanto Federigo Gemignani, il sindaco che aveva firmato la convenzione con Repaci, se ne andava dalla sala mentre qualcuno constatava che - a parte la cronaca locale - nessun quodiano nazionale avesse pubblicato le terne finaliste.  Tutto questo mentre ovunque si rilancia il libro. E Viareggio prende sonori schiaffi da Pietrasanta. I viareggini non andranno alle serate del loro premio, ma hanno gremito come non mai il centro storico di Pietrasanta in occasione di Anteprime.  Intanto Rosanna Bettarini chiude l'incontro dicendo che la rottura del contratto con l'amministrazione resta. E allora siamo da capo.

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