Finanza
Le indagini sono ruotate intorno al cugino Roberto Romanini e a questioni di soldi
Tre arresti, nessun omicida
Luca Cinotti
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VITTIMA. Stefano Romanini A lato è con la moglie Sono ancora da individuare esecutore e mandante
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CAMAIORE. I (presunti) favoreggiatori, coloro che avrebbero depistato le indagini sono stati individuati. Ma la soluzione del caso-Romanini non pare ancora essere dietro l'angolo: chi ha ucciso l'impresario edile camaiorese, in una piovosa mattina di ormai oltre quattro mesi fa? Una domanda che angoscia soprattutto chi Romanini lo conosceva bene: gli amici e i familiari, che più volte hanno pubblicamente difeso il ricordo del proprio congiunto e chiesto che sul delitto si faccia luce. La svolta che si è consumata negli ultimi giorni mette in chiaro una questione ben precisa. Gli inquirenti sembrano non aver mai fatto uscire dall'"occhio di bue" Roberto Romanini, il cugino di Stefano. Che - secondo quanto ricostruito dalla polizia - con il parente, ex socio in affari, aveva una pendenza di circa 150mila euro. Che l'attenzione su lui sia rimasta alta lo confermano fonti della Procura e - soprattutto - il fatto che il presunto favoreggiamento del quale sono accusati i tre carabinieri riguarderebbe proprio l'ex socio della vittima. Il quale fin da subito ha fatto sapere che il suo alibi era - come si suol dire - a prova di bomba. Il giorno dell'omicidio, infatti, era lontano centinaia di chilometri da Camaiore: si trovava infatti a Torino. E non era da solo: a confermare la sua versione, infatti, addirittura un vigile urbano. Abbastanza per metterlo a riparo, almeno per il momento, da qualsiasi provvedimento giudiziario. La strada che la polizia ha imboccato fin dalle primissime ore dopo la brutale esecuzione in strada, comunque, aveva preso subito in considerazione la possibilità che a sparare fosse stato un puro esecutore materiale. Un killer, insomma. Assoldato magari in qualche "baraccopoli" di immigrati, pagato in contanti per non lasciare tracce e sparito immediatamente dopo l'omicidio. D'altra parte, Roberto Romanini non era l'unico soggetto che aveva qualche pendenza con la vittima. Le indagini, condotte su documenti aziendali e tramite testimonianze di familiari e conoscenti, avevano messo in luce che Stefano Romanini non stava passando un bel momento, dal punto di vista economico. E, probabilmente, aveva conti (economici) in sospeso con altri soggetti. Non è stata invece considerata consistente un'altra pista che si era presentata nei momenti immediatamente successivi all'omicidio. La vittima, infatti, era fra gli indagati per la frana del Mirteto, nel massese, costata la vita, qualche mese prima, a un uomo. Ma questo - per l'appunto - si sarebbe rivelato un collegamento labile, non privo di suggestione ma primo - ed è quello che conta - di qualsiasi riscontro oggettivo. Alla fine, dunque, l'indagine su chi ha premuto il grilleto e, eventualmente, su chi ha dato l'ordine di farlo, si avviluppa intorno a un tema ben definito: i soldi. Quelli per i quali - come disse sconvolta, una parente di Stegano Romanini - «non si può arrivare a uccidere un uomo». ALTRO SERVIZIO A PAG. 3
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