Il Tirreno

Versilia

Addio «Matone», personaggio vero

Claudio Vecoli
Addio «Matone», personaggio vero

È morto Egisto Passaglia, uomo di mare e di grandi passioni

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 VIAREGGIO. «Matone c'è, Dio forse». È forse tutta racchiusa in questa frase scritta sui muri di mezza Viareggio in occasione delle elezioni di molti anni fa - quando si presentò come candidato per il consiglio comunale - la grande popolarità di Egisto Passaglia, per tutti solo e semplicemente «Matone». Marinaio, vigile urbano, pescatore, sindacalista, scrittore: difficile non averlo conosciuto in una delle sue tante, diversissime vesti. Adesso, però, quella scritta andrebbe modificata. Perché dalla scorsa notte «Matone» non c'è più. Se n'è andato a 84 anni ancora da compiere, stroncato da un infarto che ne ha piegato la ruvida scorza di uomo di mare. Ma già da una settimana la sua salute era stata definitivamente minata da un ictus che lo aveva colpito proprio mentre si trovava in municipio, nello stanzino che era diventato il quartier generale della Fadel, il sindacato autonomo dei dipendenti comunali di cui era segretario provinciale. E sotto la cui bandiera portava avanti decine di battaglie, talvolta anche controcorrente e impopolari.  Uomo profondamente legato al mare, «Matone». Fin dal nome di battesimo. Passaglia si chiamava infatti Egisto come il nonno, un uomo che aveva trascorso gran parte dei suoi anni a bordo delle navi che solcavano i mari del mondo. Non a caso il padre di suo padre si era poi trasferito a Genova, la città di mare italiana per antonomasia. E qui aveva meritato sul campo una medaglia d'oro legata proprio alla navigazione. Da quel nonno, oltre al nome, il giovane Egisto aveva ereditato la profonda passione per il mare. Così negli anni Cinquanta, finalmente conclusa la lunga parentesi della Seconda guerra mondiale che aveva vissuto da adolescente, «Matone» si era imbarcato con una compagnia marittima norvegese. E proprio alla metà degli anni Cinquanta era stato protagonista di un naufragio nel mare del Nord nel quale aveva rischiato di perdere la vita, salvato grazie al rocambolesco intervento di un elicottero che riuscì a metterlo al sicuro dalle onde giusto un attimo prima di essere inghiottito.  Una vita da romanzo d'appendice, quella di Egisto Passaglia. Fatta di battaglie e di piccoli, grandi eroi. Che lui stesso si divertiva a colorire, ad infarcire di particolari, di dettagli sempre nuovi, rendendo via via più tenue il confine fra realtà e leggenda. Ma era difficile non starlo ad ascoltare con ammirazione, lui maestro di affabulazione. E poco importava di quanto vi fosse di verità e quanto di fantasia nelle sue incredibili storie.  Pur conservando nel cuore l'amore per il mare - e coltivandolo con la sua barca con cui andava spesso a pescare a largo di Viareggio - nella seconda metà degli anni Cinquanta getta l'ancora in porto e mette radici nella zona del Mercato dove - dopo aver trascorso la gioventù all'ombra della Torre Matilde, fra la via della Foce e la via Pinciana - vivrà in via San Martino. Compagna di avventura di questa seconda parte della vita sarà la moglie Santina Lisi, dalla quale avrà due figli: Giuliano e Graziella. Sono gli anni in cui entra in comune come vigile urbano. E in cui si dedica alla Pineta, altro suo grande amore viareggino. Proprio come agente di polizia municipale vigila con una passione molto più che professionale sui due polmoni verdi di Viareggio. Nei vigili urbani scopre anche di avere talento con la pistola, prendendo parte a molte gare di tiro e vincendone anche alcune di una certa importanza.  È in quegli anni che gli viene attribuito il «nomicchioro» che lo accompagnerà per il resto dei suoi giorni: «Matone». Uomo rude e genuino, Egisto Passaglia è infatti personaggio di maniere spicce, talvolta un po' pesanti. Come un mattone, appunto. Nome che poi il dialetto viareggino mutilerà della doppia «t». Un appellativo che in un primo momento forse non ama troppo, ma al quale poi si affeziona fino a farne quasi un nome di battaglia.  Fra le altre grandi passioni della sua vita c'è poi la politica. Antifascista da sempre, Egisto Passaglia abbraccia gli ideali del socialismo. Ideali che, in campo sindacale, ritrova nella Uil, di cui diviene presto attivista. In qualche caso tenta anche l'avventura politica, candidandosi più volte al consiglio comunale con alterna fortuna. Ma contribuendo ad ampliarne la popolarità proprio grazie alle scritte sui muri che cominciano a fiorire in quel periodo: dall'ormai celebre «Matone c'è, Dio forse» fino a «Con Matone sindaco Carnevale tutto l'anno». Egisto Passaglia diventa così uno dei personaggi più amati della città, ritagliandosi citazioni all'interno delle varie Canzonette sulle quali naturalmente lui stesso - campione di simpatia e auto-ironia - era il primo a sorridere con un pizzico di compiacimento.  Più serio era invece il Passaglia scrittore. Specializzandosi nella storia delle grandi famiglie di marinai, pescatori e palombari che Viareggio ha avuto, ha infatti raccontato in due volumi - «Gente di mare» e «Gente di mare 2» - intere dinastie che hanno solcato i mari di tutto il mondo. Evitando che la polvere del tempo ne cancellasse per sempre le gesta.  Proprio il titolo dato ai due volumi è stato anche oggetto di controversia legale perfino con la Rai, che ha intitolato «Gente di mare» una delle sue fiction più riuscite. Egisto Passaglia intentò una causa con viale Mazzini per l'utilizzo di quel nome, ma non riuscì mai ad ottenere giustizia.  L'ultimo brutto colpo, la vita glielo riserva nell'ottobre del 2008, quando la moglie Santina Lisi lo abbandona. Una scomparsa che fiacca Egisto forse più di quanto lui stesso potesse immaginare.  Ora ad andarsene è proprio lui. Oggi alle 16 l'ultimo saluto nella chiesina del cimitero dove già tre anni fa si celebrarono i funerali della moglie. Poi il suo corpo sarà cremato a Livorno. Oltre ai figli Giuliano e Graziella, Egisto Passaglia lascia tre nipoti (Linda, Simone e Lidia) e due bisnipoti (William di 9 e Sofia di 8 anni). A tutti loro va l'abbraccio della redazione del Tirreno.

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