Il Tirreno

Versilia

Hotel come ristoranti

Corrado Benzio
Andrea Mattei (Byron)
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Andrea Mattei (Byron)

Liberalizzati i servizi dentro gli alberghi

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 VIAREGGIO. Una rivoluzione, almeno per gli alberghi versiliesi ed italiani in genere. Ad annunciarla è la nuova legge sul turismo pubblicata proprio in questi giorni sulla Gazzetta Ufficiale.  La legge si chiama «Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo» ed è stata fortemente voluta dal ministro del Turismo Michela Brambilla (Pdl).  La prima rivoluzione sta in una questione molto semplice: da ora gli hotel potranno aprire i ristoranti e le beauty farm anche agli esterni. Finora se non si aveva una licenza di ristorante per esterni (idem per le spa) non si poteva far mangiare che i propri clienti alloggiati. Con la nuova legge, di fatto, gli hotel sono ristoranti a tutti gli effetti.  Ecco cosa dice l'articolo 8 della nuova legge: «1. Ai fini del presente decreto legislativo, nonché, in particolare, ai fini dell'esercizio del potere amministrativo statale di cui all'articolo 10 le strutture ricettive si suddividono in: a) strutture ricettive alberghiere e paralberghiere; b) strutture ricettive extralberghiere; c) strutture ricettive all'aperto; d) strutture ricettive di mero supporto.  «2. Per attività ricettiva si intende l'attività diretta alla produzione di servizi per l'ospitalità esercitata nelle strutture ricettive. Nell'ambito di tale attività rientra altresì, unitamente alla prestazione del servizio ricettivo, la somministrazione di alimenti e bevande alle persone alloggiate, ai loro ospiti ed a coloro che sono ospitati nella struttura ricettiva in occasione di manifestazioni e convegni organizzati, nonché la fornitura di giornali, riviste, pellicole per uso fotografico e di registrazione audiovisiva o strumenti informatici, cartoline e francobolli alle persone alloggiate, nonché la gestione, ad uso esclusivo di dette persone, attrezzature e strutture a carattere ricreativo, per le quali è fatta salva la vigente disciplina in materia di sicurezza. Nella licenza di esercizio di attività ricettiva è ricompresa anche la licenza per la somministrazione di alimenti e bevande per le persone non alloggiate nella struttura nonché, nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa vigente, per le attività legate al benessere della persona o all'organizzazione congressuale».  Come è chiaro la parola chiave è «nella licenza è ricompresa la licenza per somministrazione di alimenti e bevande».  Il che significa che decade la differenza fra una licenza di ristorante e una licenza di ristorante di un hotel.  Una rivoluzione con grosse conseguenze. Anni fa, quando aprì l'hotel Imperiale a Forte, Lorenzo Viani voleva trasferire il suo celebre ristorante ai bordi della piscina del 5 stelle lusso della famiglia Cesareo.  Ma dovette fermarsi perchè l'hotel, nato dalle ceneri di un vecchio tre stelle, non aveva la licenza per esterni.  Lo stesso è successo recentemente per l'altro 5 stelle aperto lo scorso anno a Forte, il Principe. Il primo hotel in mano ad azionisti russi voleva gfare un ristorante per esterni all'ultimo piano della struttura di viale Morin. Ma finora ha dovuto rinunciare. Ora, cone questa nuova legge potrà farlo. Entrando così in concorrenza con altri hotel che questa licenza l'hanno già. Come il Principe di Piemonte di Viareggio, dove lavora lo chef Giuseppe Mancino, oppure il Byron di Forte dei Marmi dove guida la brigata Andrea Mattei.  Ma la legge della Brambilla - sottolinea Massimo Mallegni nella sua veste di albergatore - liberalizza un'altro settore di gran moda negli hotel, ovvero le spa o centro benessere che dir si voglia.  Di fatto da oggi possono muoversi come una qualsiasi attività di estetica. Ovvero rendere servizi a clienti interni ed esterni.  Ma sulla questione dei centri benesseri c'è da segnalare che per gli hotel potrebbe aprirsi un nuovo fronte. Che cerca di aprire villa Undulna-Terme della Versilia, complesso alberghiero-termale in mano alla famiglia Natali al confine fra Montignoso e la Versilia.  Dall'Undulna parte un appello - molto intelligente - alle associazioni legate al termalismo. Ovvero che si potranno definire spa (in latino salus per aqua) solo le strutture a pieno titolo termali (come è ad esempio villa Undulna che alimenta i suoi impianti grazie ad una sorgente termale). Per quelli che sono, di fatto, solo centri benesseri o al più strutture estetiche dentro gli hotel, si chiede di inibire l'insegna di spa.  Come si vede se da una parte si liberalizza, dall'altra si vogliono porre dei paletti per far capire al cliente cos'è veramente il termalismo.  Un settore, per altro, in forte decadenza in Italia, paese che fino a trent'anni fa era il paese leader al mondo nelle terme.

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