Sicurezza
Pescherecci tutti in vendita
Donatella Francesconi
E sulle nostre tavole arriva il bianchetto dal Vietnam
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VIAREGGIO. «Quando sono in mare sono contento...ma appena a terra pagherei perché qualcuno mi comprasse la barca». Parole che fanno male, quelle di Natale Russo. Mani da pescatore e tanta rabbia in corpo. Per quel mestiere che è «morto», come hanno detto tanti suoi colleghi ieri mattina ai senatori del Partito democratico.
«Ma lo sai che le barche nostre sono tutte in vendita? Il problema è che nessuno le compra...». Perché se è vero che quando le leggi complicano il mondo si perde di vista il principio, nel caso dei pescatori e del loro futuro si è perso il senso del loro lavoro, antico come il mondo. Voci di una marineria che è stata vanto di una città, che ha fatto la fortuna dei piatti che una volta si cucinavano a bordo, sotto le stelle, ed oggi vengono serviti a tavoli dotati di ben altri astri.
Gli stessi tavoli - hanno quasi gridato i pescatori che hanno partecipatro all'iniziativa organizzata dalla senatrice Manuela Granaiola - sui quali oggi «registriamo l'ingresso massiccio dei prodotti provenienti da Cina e Vietnam», come ha sottolineato Alessandra Malfatti in un accorato intervento sui divieti che hanno colpito la pesca a strascico di bianchetto e rossetto. Una ferita che brucia, quella delle limitazioni imposte dalla comunità europea, tanto da chiedere «che venga avviata una campagna informativa indirizzata ai consumatori». Così che sappiano che quella forchettata di pasta gustosa non è cucinata con i bianchetti del Mare nostrum.
Se l'Europa si accanisce «in favore dei mari del Nord», le cose non vanno meglio quando a dover venire incontro alle esigenze dei pescatori italiani è il Governo nazionale: ancora non è note se il fermo biologico, per il 2011, sarà di 30 o 45 giorni. La momento, per indennizzare i pescatori, non c'è un euro. Ed i senatori intervenuti lo hanno confermato.
«E quando siamo fermi - ha ricordato Olivieri, presidente della cooperativa "Orione" - dobbiamo comunque pagare il personale...». Giuseppe Balloni, presidente della "Copes", ha descritto il quadro di regole, normative, controlli che avvolgono la categoria come una spirale contribuendo a strangolarla: «A bordo abbiamo due valige di carte: quando arriva la Capitaneria gliele diamo direttamente...perché io non ci capisco più niente». La marineria italiana - è l'amara considerazione di Balloni - «è un'eccellenza. Invece ci trattano come i pirati del Mediterraneo...». Per un mercato del pesce che va (in alienazione), uno ne viene.
A ricordarlo è stato Niclo Vitelli, presidente regionale di Lega Pesca: «Dopo tre anni dallo stanziamentro dei fondi regionali, oggi siamo all'affidamento dei lavori per la Cittadella della pesca». Che i pescatori viareggini «vogliono gestire direttamente», ha sottolineato Vitelli, «dando vita ad una e propria organizzazione dei produttori per una grande promozione del prodotto locale».
Ma la politica e chi va per mare sembrano parlare lingue distanti. Se anche risparmiare sul carburante diventa una questione di Stato. Come ha spiegato bene Andrea Bartoli: «Le nostre cooperative sono titolari anche dei distributori di gasolio. Ma siamo costreti ad approvigionarci esclusivamente all'Agip, senza poter cercare sul mercato il prezzo più conveniente. Che permetterebbe di risparmiare diverse migliaia di euro l'anno».
«Ma lo sai che le barche nostre sono tutte in vendita? Il problema è che nessuno le compra...». Perché se è vero che quando le leggi complicano il mondo si perde di vista il principio, nel caso dei pescatori e del loro futuro si è perso il senso del loro lavoro, antico come il mondo. Voci di una marineria che è stata vanto di una città, che ha fatto la fortuna dei piatti che una volta si cucinavano a bordo, sotto le stelle, ed oggi vengono serviti a tavoli dotati di ben altri astri.
Gli stessi tavoli - hanno quasi gridato i pescatori che hanno partecipatro all'iniziativa organizzata dalla senatrice Manuela Granaiola - sui quali oggi «registriamo l'ingresso massiccio dei prodotti provenienti da Cina e Vietnam», come ha sottolineato Alessandra Malfatti in un accorato intervento sui divieti che hanno colpito la pesca a strascico di bianchetto e rossetto. Una ferita che brucia, quella delle limitazioni imposte dalla comunità europea, tanto da chiedere «che venga avviata una campagna informativa indirizzata ai consumatori». Così che sappiano che quella forchettata di pasta gustosa non è cucinata con i bianchetti del Mare nostrum.
Se l'Europa si accanisce «in favore dei mari del Nord», le cose non vanno meglio quando a dover venire incontro alle esigenze dei pescatori italiani è il Governo nazionale: ancora non è note se il fermo biologico, per il 2011, sarà di 30 o 45 giorni. La momento, per indennizzare i pescatori, non c'è un euro. Ed i senatori intervenuti lo hanno confermato.
«E quando siamo fermi - ha ricordato Olivieri, presidente della cooperativa "Orione" - dobbiamo comunque pagare il personale...». Giuseppe Balloni, presidente della "Copes", ha descritto il quadro di regole, normative, controlli che avvolgono la categoria come una spirale contribuendo a strangolarla: «A bordo abbiamo due valige di carte: quando arriva la Capitaneria gliele diamo direttamente...perché io non ci capisco più niente». La marineria italiana - è l'amara considerazione di Balloni - «è un'eccellenza. Invece ci trattano come i pirati del Mediterraneo...». Per un mercato del pesce che va (in alienazione), uno ne viene.
A ricordarlo è stato Niclo Vitelli, presidente regionale di Lega Pesca: «Dopo tre anni dallo stanziamentro dei fondi regionali, oggi siamo all'affidamento dei lavori per la Cittadella della pesca». Che i pescatori viareggini «vogliono gestire direttamente», ha sottolineato Vitelli, «dando vita ad una e propria organizzazione dei produttori per una grande promozione del prodotto locale».
Ma la politica e chi va per mare sembrano parlare lingue distanti. Se anche risparmiare sul carburante diventa una questione di Stato. Come ha spiegato bene Andrea Bartoli: «Le nostre cooperative sono titolari anche dei distributori di gasolio. Ma siamo costreti ad approvigionarci esclusivamente all'Agip, senza poter cercare sul mercato il prezzo più conveniente. Che permetterebbe di risparmiare diverse migliaia di euro l'anno».
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