Il Tirreno

Versilia

Bagni, pranzo e cena solo ai clienti

Donatella Francesconi
I bagni si ingegnano e pubblicizzano pranzi e aperitivi Il Comune: solo per la clientela
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I bagni si ingegnano e pubblicizzano pranzi e aperitivi Il Comune: solo per la clientela

L'assessore Cima richiama alla legge e annuncia l'avvio dei controlli

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VIAREGGIO. «Ci vediamo al mare per pranzo?» «No, è vietato. Lo sai che non sono cliente del tuo stabilimento...». Dialogo surreale? No, verità. Perché - ha ricordato ieri mattina l'assessore al commercio, Antonio Cima - la normativa parla chiaro. E l'invito non mette fuori legge chi gestisce bar e ristoranti in riva al mare solo se chi lo formula ha registrato come ospite del proprio ombrellone la persona cui è rivolto. Per un caffè, un'ora oppure un giorno, non importa: la registrazione è obbligatoria, nella misura fissata (anche e soprattutto in funzione dei consumi d'acqua e delle quiete) da ogni stabilimento per le persone in più che ogni ombrellone può "contenere". E starà agli stabilimenti mostrare di avere i registri in regola.  Prima a Lido, poi a Viareggio. La guerra, combattuta fino all'ultimo pasto, è scoppiata. «I ristoratori del centro città hanno inviato segnalazioni e proteste», spiega l'assessore Cima: «E non è ammissibile che uno stabilimento balneare organizzi una vera e propria cena di matrimonio, ad esempio...».  Bar e ristoranti sul mare, per la maggior parte, fanno riferimento alla categoria "C", quella delle attività "annesse": «Come accade a cinema, musei od altre attività ricettive e/o culturali», continua Cima. Chi, invece, ha scelto di essere attività autonoma, scorporata - sottoliena il dirigente del Comune, Angelo Bertolucci - «ha dovuto dimostrare di avere requisiti diversi, per esempio per quanto riguarda la dotazione di propri servizi igienici».  Se gli stabilimenti balneari, inoltre, vogliono tenere aperte le attività di somminsitrazione fuori dall'orario stabilito per la balneazione (che termina alle 20) si devono attrezzare: «La direzione dovrà restare in attività, i servizi igienici dovranno essere a disposizione, e così via...». Restando inteso che la clientela ammessa può essere solo quella dello stabilimento, ospiti compresi ma unicamente se registrati.  «Abbiamo sollecitato e ricordato i limiti fissati dalla legge», continua Antonio Cima: «Nei prossimi tempi arriveranno i controlli». Quando non si sa, ma l'impressione è che siano davvero dietro l'angolo. Viste le proteste arrivate sul tavolo dell'assessore da parte degli altri ristoratori.  Le sanzioni - ricorda Angelo Bertolucci - «partono dai 5mila euro previsti per l'esercizio abusivo dell'attività». Che, senza titolo, deve cessare. «Nel caso, poi, dovesse esservi reiterazione - continua il dirigente - si potrebbe arrivare alla chiusura, con l'imposizione dei sigilli».  E non solo: la difformità di quanto accade nell'ambito della concessione «ricade sul concessionario». Che potrebbe vedersi recapitare un avvio di procedimento per la decadenza della concessione demaniale utilizzato con modalità difformi a quanto previsto.  Attenti, però. Perché lo "scoglio" sia fuori legge non è necessario che l'agente della polizia municipale varchi la soglia dello stabilimento balneare. «Basta la pubblicità dell'offerta del giorno esposta in Passeggiata - ricorda Angelo Bertolucci - a configurare l'esercizio abusivo dell'attività».  Antonio Cima tenta di buttare acqua sul fuoco dell'annuncio: «Si tratta di contenere quello che appare come un eccesso di voler fare a tutti i costi le cose fuori dalle regole...Questo vorrei che si capisse...».  Invertendo la rotta, per non incappare nei controlli alla porta. Pronti a scattare in un'estate tra le più difficili della Versilia, Viareggio non eslcusa.

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