Il Tirreno

Versilia

BancoPosta, il tasso scende a zero

Cristiano Meoni

Lettera choc ai correntisti per convincerli a passare ad un nuovo conto

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 VIAREGGIO «Alla luce dell'andamento dell'indice Istat, dell'andamento dei mercati finanziari e della progressiva riduzione dei tassi d'interesse, le comunichiamo la seguente proposta di modifica unilaterale del contratto relativo al suo conto corrente BancoPosta. Dal 1 settembre 2011 il tasso d'interesse passerà dallo 0,15 per cento allo 0,00 per cento». Non è uno scherzo: è la lettera che migliaia di versiliesi che hanno il conto corrente alle Poste, ricevono in questi giorni.  Azzerati. Il tasso d'interesse di BancoPosta, il conto corrente più diffuso in Italia - ben 5 milioni e mezzo di correntisti - dal primo settembre sarà azzerato. Le associazioni dei consumatori gridano al "golpe" e invocano l'intervento dell'Authority, ma non c'è da farsi prendere dal panico. Perchè le Poste, nella stessa lettera, propongono ai correntisti di aderire a un nuovo prodotto, lanciato alcuni mesi orsono, ma ancora poco conosciuto: si chiama BancoPosta Più.  Perdere soldi. I conti correnti con tassi d'interesse prossimi alla zero non sono una rarità in questi tempi di bassi tassi. Ma certo colpisce l'idea di perdere soldi, tenendoli in banca, anzichè aumentarli. Perchè il tasso è zero, ma le spese restano, eccome.  Vecchio conto. BancoPosta è arrivato ad essere il conto corrente più popolare, grazie alla chiarezza della proposta: spese fisse di tenuta conto (30,99 euro l'anno, più 10 euro per il bancomat Postamat) e tassi di interesse trasparenti (ora 0,15%). Ora le Poste diventano, come qualsiasi altra banca. Con un prodotto più evoluto, ma meno intelleggibile per chi non ha voglia di confondersi con i calcoli.  Nuovo conto. Per convincere i clienti a lasciare il vecchio conto, BancoPosta Più offre un tasso d'interesse superiore allo 0% (ci voleva poco): lo 0,25%. E gradua le spese a seconda dei servizi scelti dal cliente. Se ci si limita a tenere i soldi in banca, le spese annue fisse sono di poco più di 70 euro l'anno. Se si accredita lo stipendio, o la pensione sul conto e si domiciliano le utenze, non si paga la quota Postamat che è di 10 euro (le spese totali sono dunque 60 euro l'anno). Se, oltre a questo, si attiva la carta di credito, vengono anche detratte le spese di tenuta conto, che sono di 30,99 euro (e le spese totali scendono, così a 30 euro). Se poi la carta viene anche usata, almeno per 4.800 euro l'anno, viene tolta anche la quota relativa alla carta di credito e le spese totali si azzerano. Annunciato anche un aumento del tasso all'1% in presenza di tutte e tre le condizioni.  Recesso. A qualcuno può convenire, ad altri no. Comunque, il correntista può esercitare il diritto di recesso e la chiusura del conto è gratis.  Consumatori. Federconsumatori e Adusbef hanno reagito duramente: «Da un giorno all'altro 5,6 milioni di clienti si sono visti arrivare la comunicazione dell'azzeramento del tasso di interesse, attraverso una modifica unilaterale, che i titolari del conto dovranno accettare, oppure scegliere di depositare i propri risparmi altrove. Il facile utilizzo ed i costi contenuti erano il pregio di tale conto - scrivono le Associazioni - e lo differenziavano dai classici conti correnti bancari. Con questa operazione, invece, si riduce il divario tra le Poste e le banche, ed aumenta il disagio, soprattutto dei titolari di conto che non hanno entrate fisse, ad esempio i giovani». Laconico il commento di Lannutti (Adusbef): «Un chiaro e caldo invito a tornare al vecchio materasso».

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