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Tutte le contestazioni

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 Ecco, una dopo l'altra, le contestazioni che la Corte dei Conti muove all'amministrazione Lunardini e ai bilanci del Comune di Viareggio.  Disavanzo. È stato rilevato - scrive al Corte - «un disavanzo di amministrazione anche nell'esercizio 2008, che l'Ente ha rateizzato nel triennio e applicato all'esercizio 2009 per un importo pari a 4.869.440 euro. La gestione 2009 tuttavia non ha consentio il ripiano di tale disavanzo, determinando al termine dell'esercizio un disavanzo di amministrazione di 5.842.409,43 euro».  Residui. La Corte riscontra la sussistenza di partite residuali, attive e passive, «con un alto grado di vetustà». E chiede «un provvedimento straordianrio di verifica ed eventuale riaccertamento».  Entrate. Non è solo la spesa a preoccupare la Corte dei Conti. Che, nell'esaminare i bilanci del Comune di Viareggio, rileva «difficoltà nella capacità di gestione delle entrate».  Debiti fuori bilancio. La sussistenza dei debiti fuori bilancio «prospetta rischi per la tenuta degli equilibri di bilancio».  Anticipazioni. Il ricorso ad anticipazioni di tesoreria - scrivono i giudici della Corte dei Conti - «denota difficoltà nella gestione dei flussi di cassa, riscontrate anche nel corso della gestione 2010, attestato dall'organo di revisione».   Multe. La sussistenza, crescente nel triennio, dei residui attivi dei proventi da sanzioni amministrative pecuniarie per violazione del codice della strada «denoata un andamento critico della capacità di gestione delle entrate stesse». E non solo: la presenza di un elevanto importo di sanzioni da incassare, rispetto al correlato stanziamento accertato della competenza 2009 (superiore al 50%) «potrebbe rivelare la conservazione di partite inesigibili o insussitenti con ripercussioni negative sul risultato della gestione». Per cui la Corte suggerisce «un provvedimento straordianrio di verifica ed eventuale riaccertamento».  Permessi a costruire. Non c'è corrispondenza tra quanto messo in bilancio e gli effettivi proventi: «Ciò configura il mancato rispetto del prinicipio di prudenza che richiede, per tali particolari entrate, che venga accertato solo quanto effettivamente riscosso».

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