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VIAREGGIO. «Che hai detto?», «Non ho detto niente». Ci vuole ...
Alessandro Bartolini
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VIAREGGIO. «Che hai detto?», «Non ho detto niente». Ci vuole tanta immaginazione per pensare che un così semplice scambio di battute possa degenerare in pugni, inseguimenti, 10 giorni di prognosi e una denuncia. Ancora più difficile se si pensa che i protagonisti di questa storia di ordinaria follia sono ragazzini di 14-15 anni. E invece è tutto vero, perché Luca (il nome è di fantasia) questa giornata da incubo l'ha vissuta davvero. Un pomeriggio, iniziato per il quattordicenne con un giro in bici insieme a due amici. E finito, per uno sguardo involontario o più semplicemente perché si è trovato davanti due teppisti che per "divertirsi" hanno il fisiologico bisogno di menar le mani, in pineta di Ponente faccia a faccia con i due bulli. Che ormai hanno preso di mira il coetaneo, lo inseguono dal Molo fino alla tombola in pineta (zona via Fratti) e per coronare il loro "divertimento" gli sferrano un pugno. Mentre lui, spaventato e solo, chiede aiuto ad un anziano passante. Scoprendo, che oltre alla violenza gratuita, esiste anche l' indifferenza complice: «Li distragga, così scappo», grida il ragazzino. Ma invece di tirare un urlo per mettere in fuga la teppaglia, l'uomo riesce solo a sussurrare «non voglio entrare nelle vostre storie». Prima di gira i tacchi e andarsene. La storia ha inizio al fast food vicino al Molo, dove Luca con i due amici si è fermato a fare merenda e dove ha il primo approccio con in due aggressori che tentano di attaccar subito briga senza motivo. Lui tergiversa, saluta gli amici e si avvia verso casa, si accorge che i due lo seguono, viene placcato in un primo momento davanti alla gelateria "Viel", ma la vera e propria caccia si conclude in pineta. Cinque interminabili minuti fra insulti e botte. Il più scatenato dei due probabilmente è di origine rumena, l'altro, invece, un ragazzo italiano. Luca prova a reagire, ma si trova sopraffatto. In un modo o nell'altro riesce comunque a svincolarsi dalla loro furia, tira fuori il cellulare e minaccia di chiamare la polizia. Quest'ultima parola è sufficiente per mettere in fuga i due. Invece che la polizia, sul posto si precipita la mamma di Luca che trova il ragazzino scosso e con l'occhio sinistro già gonfio e nero. Dieci giorni di prognosi, diagnosticherà il Pronto soccorso. Per la paura e la rabbia invece, la prognosi rimane riservata. Solo oggi, a distanza di una settimana, la famiglia ha superato i dubbi e le incertezze, decidendo di denunciare l'accaduto alla stampa prima di presentare per oggi, tramite il proprio legale, una denuncia per lesioni alla Procura della Repubblica di Lucca. «Vogliamo far conoscere all'opinione pubblica la grave aggressione di cui è stato vittima nostro figlio», racconta il padre: «Ormai in città si respira un clima di violenza intollerabile - continua l'uomo - e questo episodio è ancora più grave se si pensa che la violenza è scoppiata fra ragazzini senza nessun motivo». Ma le parole più dure l'uomo le riserva al testimone che non è intervenuto: «L'indifferenza è il serbatoio più capiente dal quale attinge la violenza.»
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