Il Tirreno

Versilia

Torna in carcere «Pippo» Musumeci

Claudio Vecoli
Giuseppe «Pippo» Musumeci, 58 anni
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Giuseppe «Pippo» Musumeci, 58 anni

L'esponente del clan arrestato all'alba con l'accusa di droga e prostituzione

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 VIAREGGIO. Spaccio di droga e sfruttamento della prostituzione. Sono le accuse con cui, da ieri mattina all'alba, è tornato in carcere Giuseppe «Pippo» Musumeci, cinquantotto anni, esponente di spicco della criminalità organizzata, membro di quel «clan Musumeci» capeggiato dal fratello Carmelo (ora in carcere dove deve scontare l'ergastolo) che alla fine degli anni Ottanta terrorizzò la Versilia con una sanguinosa guerra contro la banda rivale di Lodovico Tancredi per il controllo del mercato della droga, del racket delle estorsioni e del gioco d'azzardo. «I reati e le modalità che gli sono stati contestati non fanno intravedere alcun legame con la criminalità organizzata», precisano i carabinieri che lo hanno arrestato al termine di una lunga e delicata indagine. Ma è chiaro che quel cognome evoca comunque scenari e personaggi inquietanti. Insieme a «Pippo» Musumeci, ieri è stato arrestato anche Andrea Altemura, trentasei anni, torrelaghese, già noto alle forze dell'ordine. A lui i carabinieri contestano soltanto lo sfruttamento della prostituzione mentre lo ritengono estraneo allo spaccio di droga, tanto che gli sono stati concessi gli arresti domiciliari.  Tutto è iniziato da una indagine dei carabinieri della stazione di Querceta che lo scorso anno, grazie ad alcune notizie confidenziali raccolte, cominciò a lavorare su uno smercio di cocaina che ruotava intorno a «Pippo» Musumeci. Coinvolta nel giro anche Jessica, nome d'arte di una prostituta ventottenne di origini goriziane che Musumeci, facendola credere la propria fidanzata, aveva plagiato costringendola a vendersi a pagamento ad un giro di clienti diventato poi abbastanza abitudinario. Ma Musumeci non si accontentava di far prostituire la ragazza, prelevandole quasi tutto il denaro che guadagnava (dai 200 ai 500 euro a prestazione). Né gli bastava di sfruttare anche altre due ragazze che si prostituivano per lui (e per l'Altemura, che dietro compenso provvedeva a fissare loro una serie di appuntamenti con i clienti). Musumeci utilizzava infatti la «fidanzata» anche per lo spaccio di cocaina. E questa serie di attività illecite gli permettevano di condurre una vita dispendiosa fatta di lussi e con una vita mondana assai intensa.  I carabinieri di Querceta - grazie anche ad una serie di intercettazioni telefoniche rivelatesi poi estremamente utili alle indagini - hanno continuato a monitorare l'attività dei due uomini. Riuscendo a raccogliere una serie di prove che hanno permesso al pubblico ministero di emettere una ordinanza di custodia cautelare in carcere per il Musumeci e di mettere agli arresti domiciliari l'Altemura.  Nel giro dello spaccio è rimasta invischiata anche Jessica, che aiutava nello smercio il Musumeci. Considerato però che la ragazza friulana è risultata di fatto plagiata da quello che si spacciava per il fidanzato (nei mesi scorsi i genitori della giovane hanno scritto una accorata lettera ai carabinieri di Querceta proprio perché aiutassero la figlia ad uscire dal giro nel quale si era infilata), gli inquirenti hanno deciso di denunciarla a piede libero.

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