Sicurezza
Sulle cause dell'innesco indagine separata della Procura
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VIAREGGIO. «Qualcuno è inadempiente?». La sala del Dopolavoro ferroviario si ferma, sospesa nel tempo e nello spazio. La domanda delle domande arriva da Marco Piagentini. Ma anche da Leonardo, da Stefania che non lo vedrà crescere, dai fratellini che non ha più. Davanti a tanti familiari delle vittime ci sono due dei periti scelti dai legali di parte civile e dalle istituzioni locali che si sono costituite. La risposta la darà solo dal processo. Ma Marco, che il giorno delle prove tecniche sulla cisterna, non ha abbassato per un momento lo sguardo dalla gabbia che contiene il "bombolone" sotto sequestro, vuole sapere e incalza. Gli argomenti sono i tanti che compono il puzzle del disastro ferroviario di due anni fa: il muro che non c'era tra case e binari, nonostante le richieste degli abitanti di via Ponchielli; la velocità dei treni carichi di merci pericolose, che viaggiavano a 100 chilometri all'ora ed era tutto in regola ma ora da Viareggio passano a 50; i picchetti che Rfi voleva togliere dal 2001 ma nel 2009 erano ancora lì, sui binari, oggi imputati di avere squarciato la cisterna carica di Gpl. Ed ancora: «Sappiamo cosa ha provocato l'innesco?», chiede Marco. Almeno su questo un pezzo di risposta è possibile: «C'è una apposita commissione di indagine della Procura che lavora su questo...E probabilmente ha già depositato la propria relazione...». Tra pochi giorni i periti saranno di nuovo a Lovere, nell'officina Lucchini. Negli occhi, le immagini viste a Viareggio: la protesta dei familiari, le contestazioni di Assemblea 29 giugno insieme ai cittadini che martedì pomeriggio hanno voluto essere presenti alle prove tecniche. Con la rabbia e la paura di non avere, una dietro l'altro, tutte le risposte alle domande nella testa e nel cuore di Marco. D.F.
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