Gioco
Parkinson, 100 casi sotto i 50 anni
Matteo Tuccini
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SQUADRA. In alto, i medici dellambulatorio Parkinson A fianco, lospedale Versilia Numeri choc dell'ambulatorio dell'ospedale: 1.000 i pazienti, metà versiliesi
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VIAREGGIO. Oltre 600 pazienti seguiti in maniera approfondita, di cui 100 sotto i 50 anni. Un totale di 1.000 persone "prese in carico", come si dice in gergo, in 10 anni di servizio. Sono i numeri impressionanti dell'ambulatorio Parkinson e disordini del movimento, aperto dal 2001 nel reparto di neurologia dell'ospedale Versilia. Una quantità di lavoro immensa che viene svolta da 4 medici e un'infermiera, tra l'altro impegnati anche in altre attività, quando - come spiega il professor Ubaldo Bonuccelli, direttore di neurologia - «nei centri specialistici come New York, che hanno un numero di pazienti simile al nostro, ci sono 6-7 medici dedicati espressamente al morbo». Ma guai a lamentarsi. «Assolutamente, anzi c'è da essere soddisfatti perché significa che la qualità del lavoro svolto è tale da attrarre molte pazienti - afferma il dottor Bonuccelli - Sicuramente Viareggio è divenuto uno dei centri Parkinson più importanti d'Italia: non abbiamo niente da invidiare a realtà di città più grandi. E collaboriamo con strutture di livello internazionale, come Londra e New York». In questa crescita sono state inserite terapie sempre più avanzate, tra cui alcune di tipo chirurgico che vengono eseguite a Pisa. «Negli ultimi tempi abbiamo avviato queste cure in diversi casi - afferma Bonuccelli - a questo proposito avrò a breve un incontro con la Regione per dare il via a una sorta di rete del Parkinson in Toscana. Si tratta di un coordinamento necessario per scambiarsi le informazioni e per sottoporre tutti i malati alle terapie più moderne, in genere molto costose e perciò un po' difficili da far digerire alle aziende sanitarie. L'obiettivo è consentire a tutti di poter usufruire delle cure migliori su piazza». Circa 500 malati, il 50% di quelli che hanno tappa all'ambulatorio dal 2001, sono versiliesi. Come si spiegano cifre simili in una popolazione così ristretta? «Non saprei dire se ci sia stato un aumento dell'incidenza in questi anni - dice Bonuccelli - è bene poi distinguere caso per caso. Ci sono persone che devono essere seguite per problemi motori e depressione, altri per problemi psichici. Alcuni passano una visita all'anno di controllo, altri ancora invece hanno bisogno di tornare più volte in ambulatorio. Il medico che li segue, poi, diventa una sorta di medico di base perché alla fine non si occupa solo del morbo, ma anche di altre patologie che intervengono nel corso del tempo. Il Parkinson, ahimé, non esclude certo il resto delle malattie». C'è chi dice che quando il professor Bonuccelli tornerà definitivamente a Pisa, alla scadenza della convenzione - o forse prima - tra l'azienda sanitaria versiliese e quella pisana, neurologia e il centro Parkinson potrebbero venir smantellati. Ma l'interessato sorvola: «Per il momento nessuna decisione, se ne riparlerà a settembre. Smantellamenti? Non mi risultano».
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