Il Tirreno

Versilia

«Un fiore per il compleanno di Matteo»

<strong>MORTI BIANCHE.</strong> Matteo Valenti
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MORTI BIANCHE. Matteo Valenti

Il giovane morto sul lavoro avrebbe compiuto 30 anni. La lettera della madre

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Oggi sarebbe stato il compleanno, il trentesimo compleanno, di Matteo Valenti, il giovane operaio morto nel novembre 2004 in un incidente sul lavoro.   In quest'occasione la madre di Matteo, Gloria Puccetti invita a portare «un fiore a Matteo, al quale va il nostro ricordo. A lui e alla sua giovane vita stroncata sul lavoro».  In questi anni, continua Puccetti, «le spese per la sicurezza sul lavoro non sono state considerate un investimento doveroso e utile ma come un costo da contenere il più possibile in nome della competitività. E i ripetuti appelli del Presidente della Repubblica riscuotono consensi ma poi cadono nel silenzio e non sono seguiti da azioni positive.

Quanti oggi scelgono di investire in sicurezza? Pochissimi e il problema non è solo economico ma anche culturale.  «Il lavoratore - prosegue la madre di Matteo - ha diritto ad un lavoro sicuro come forma di tutela non solo di se stessi, ma anche della propria famiglia che lo attende a casa». E questa non è una richiesta utopistica o - peggio - campata in aria: «Lo dice chiaramente la carta costituzionale in diversi articoli e la politica, la buona politica, se ne deve fare carico. È un obbligo morale che tutti noi abbiamo nei confronti di Matteo, dei sette operai della Thyssen, delle 32 vittime della strage di Viareggio.

Ieri la cisterna piena di ruggine che ha provocato quella tragedia era al vaglio dei periti; la chiamano la "cisterna della morte", ma un cittadino di Viareggio, una brava persona, ha detto che la cisterna "non ha colpe", le colpe sono degli uomini che hanno permesso che viaggiasse.  «Io - conclude la madre di Matteo Valenti - chiedo a tutte a tutti coloro che, per negligenza, calcolo, avidità, noncuranza delle più elementari norme sulla sicurezza hanno provocato un incidente mortale, prima di tutto di chiedere scusa ai familiari e poi di non chiedere sconti di pena ma di affrontare con coraggio e dignità un regolare processo, senza cercare sotterfugi o scorciatoie, magari così la mattina quando si guarderanno allo specchio potranno vedere degli esseri umani e potranno regalare ai loro figli dei padri migliori».

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