Il Tirreno

Versilia

Bozzano in festa per Rontani

 Marco Pomella
<b>FESTA.</b> Compleanno a sorpresa per Gustavo Rontani (terzo da destra)
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FESTA. Compleanno a sorpresa per Gustavo Rontani (terzo da destra)

Compleanno a sorpresa allo stadio per i 90 anni dell'imprenditore

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 BOZZANO. Un imprenditore, uno dei più grandi industriali che la nostra Versilia abbia mai conosciuto. Un partigiano, uno che si è nascosto tra le colline, braccato dai tedeschi. Un appassionato di sport e di calcio, che alla sua Bozzano ha dato tutto o quasi. Gustavo Rontani, 90 anni ieri, è tutto questo e molto altro. E ieri un intero paese si è stretto intorno al lui, nello stadio che porta il nome di suo padre. Una festa di compleanno a sorpresa: lui non ne sapeva niente ma ha apprezzato.  La storia di Gustavo Rontani pare un romanzo di un'altra epoca. Nato nel 1921 a Bozzano, da giovanissimo entra a far parte degli Allievi Ufficiali e parte in guerra per l'Albania e la Macedonia. Torna nel '43 e subito si arruola nella Resistenza, prima in Lunigiana, poi sulle Apuane, diventando Comandante di un reparto della X Brigata. Finita la guerra, nel '45, inizia a lavorare nell'azienda del padre (l'Apice, che ancora oggi dà il nome all'intera zona). Ne assumerà le redini nel 1954, portando la fabbrica di scarpe e di gomma a livelli di primo piano in campo nazionale ed europeo. Nel 1970 Gustavo si tira fuori dall'azienda di famiglia e fonda la Rontani Spa, a Monsagrati, continuando tra successi industriali e personali fino al 2004, anno in cui decide di ritirarsi a vita privata.  Se l'azienda si portava via gran parte del tempo, il resto Gustavo Rontani lo dedicava all'altra sua grande passione: il calcio. Lui, insieme a don Rolando ed a Lorenzo Filippi, diedero vita all'Unione Sportiva Bozzano, dando seguito al progetto avviato prima dal padre Demetrio, che aveva messo a disposizione un grande terreno, e poi dalla stessa ditta Apice, che su quel terreno aveva costruito il campo e lo stadio, prima di donarlo alla comunità.  Nel calcio Gustavo trova la passione e l'entusiasmo per andare avanti anche nei momenti meno felici dal punto di vista professionale. Il Bozzano, prima di tutto, ma anche la Roma, squadra per la quale nel profondo del cuore tifa fin da bambino.  Ma la vita di Gustavo potrebbe essere usata come spunto per un romanzo. Ed è proprio quello che ha fatto lui stesso, qualche anno fa, dando alle stampe il suo lavoro letterario, "L'aquilone", costruito proprio intorno alla sua avventurosa vita.  Nel libro Gustavo racconta la sua passione per il "costruire le cose", emersa fin da bambino quando, con qualche foglio di carta velina e qualche stecca di legno, costruisce con le sue mani il primo aquilone. Narra della fabbrica del padre, nata dal nulla, distrutta durante la guerra, e ricostruita subito dopo, e del lancio sul mercato degli stivali con suola in gomma. E racconta delle mille avventure passate, tra cui quella vissuta nel 1944, quando andò fino a Sinigallia, per aquistare una caldaia da 250 kilowatt per poter far ripartire l'Apice; per portarla fino a Massarosa furono necessari due camion ed un grosso trattore agricolo con rimorchio, e tre giorni di viaggio.  Ma da lì ripartì l'impresa, che rimase leader nel settore per decenni.  L'amore per l'Apice era anche amore per la sua Bozzano. Lo stadio, in fondo, non fu che un gesto. Ma fu anche un'altra la cosa che scaldò il cuore del paese.  La costruzione, per ricordare la morte di Demetrio, di un asilo nido per i dipendenti della ditta.

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