Il Tirreno

Versilia

Un solo grido: vergogna

Donatella Francesconi
<b>LO STRAZIO.</b> Marco Piagentini, osserva l&#146;incidente probatorio sulla cisterna
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LO STRAZIO. Marco Piagentini, osserva l’incidente probatorio sulla cisterna

Periti di Fs contestati dai familiari delle vittime

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 VIAREGGIO. Lo scontro è di quelli che lasciano il segno. Faccia a faccia l'avvocato Graziano Maffei, per le parti lese Comune compreso, e l'ingegnere Giorgio Diana, perito del Gruppo Ferrovie dello Stato. Toni forti e parole dure tra l'avvocato di lunga navigazione e l'ex direttore del Politecnico di Milano. Maffei, e prima di lui Enrico Marzaduri, legale anche della Provincia di Lucca, lo dicono chiaro e tondo: quel plastico portato dai tecnici di Fs non deve essere ammesso come prova. La discussione è aspra, le voci si alzano. Tutto intorno i familiari della vittime, i loro amici, i feriti, le famiglie di chi ha perso affetti e case. Momenti concitati anche all'ombra della cisterna, chiusa nella gabbia che la contiene da due anni. Alla fine è una telefonata al giudice per le indagini preliminari, Simone Silvestri, a sciogliere il nodo: il modello dello squarcio nella cisterna, prodotto dai laboratori del Politecnico di Milano potrà essere utilizzato da Ferrovie come oggetto privato di alcune difese che lo introducono all'interno della gabbia per fare i rilievi. Ma non sarà ammesso agli atti. Lungo i binari si discute. Avvocati e periti delle parti lese fanno muro. Fuori, un unico coro: "Assassini".  «Riviviamo le fiamme di quella notte ed il dolore che ne è seguito», commenta il sindaco Lunardini presente tra la folla. «È un avvenimento che dà fiato e forza all'urlo di rabbia che viene da Viareggio». Le regole c'erano - parla così il presidente della Provincia, Stefano Baccelli, anche lui sul posto - «ma non sono state rispettate. A questo punto io credo che si possa e si debba dire che non di fatalità si tratta ma di precise responsabilità da ascrivere. A chi lo dirà la magistratura».  Appoggiato al muretto che separa ferrovia e strada c'è Marco Piagentini. Starà lì fino in fondo, circondato dagli amici, stretto a se stesso mentre guarda la cisterna e il formicaio di periti, avvocati, poliziotti, tecnici che salgono e scendono. Il pensiero a Luca e Lorenzo, a Stefania che con lui li ha amati fino a che il gas ed il fuoco non gliel'hanno portati via per sempre. Al suo fianco, poco più in là, c'è una donna che si arrampica per vedere: è la madre di Federico Battistini, morto insieme alla moglie Elena ed ai suoceri. Impietrito, segue tutto senza dire una parola il figlio dei coniugi Bonuccelli. Più in là gli amici di Pulce e Scarburato, e Mario Orsi, padre di Sara e marito di Roberta Calzoni. Con i parenti di Ilaria e Michela Mazzoni. A loro e a tutti gli altri, il messaggio delle Ferrovie: cosa ha bucato lo squarcio «è ininfluente». Perché le responsabilità - spiega Armando D'Apote, avvocato di Mauro Moretti - «vanno cercate nella causa del ribaltamento del carro». ALTRO SERVIZIO a pag.3

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