Il Tirreno

Versilia

Avere 20 anni e pesare 33 chili

Matteo Tuccini
<b>ASL.</b> Il dg Giancarlo Sassoli
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ASL. Il dg Giancarlo Sassoli

Anoressia sempre più diffusa tra le ragazze. Con effetti devastanti

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 VIAREGGIO. Ha 20 anni, è alta 1,65 ed è arrivata a pesare 33 chili e mezzo. Riusciva ad accettarsi, infatti, solo dimagrendo ogni giorno, continuamente. E ha rischiato di morire. Perché quel fisico minato da intere giornate di digiuno, allontanato dal "nemico" chiamato cibo, sembrava non aver più voglia di lottare.  Ora, per una ragazza versiliese che ha iniziato a curarsi, è iniziato un percorso che si spera possa restituirle non solo il senso del gusto, perso quasi completamente, ma anche un'alimentazione normale. Allontanando i fantasmi che la tormentano ogni volta che si guarda allo specchio.  È la storia, una delle tante, di una ragazza che nell'adolescenza è stata inghiottita dall'anoressia. Una malattia di cui, così come nel caso della bulimia, si parla troppo poco, rispetto all'impatto che ha sui giovani. Solo campagne pubblicitarie scioccanti, come quella di Oliviero Toscani che ha scatenato furiose polemiche, riescono a riportare l'allarme sopra il livello di guardia. E a destare la preoccupazione degli esperti che curano chi si ammala di queste malattie sono, oltre al bombardamento mediatico che impone modelli - femminili e maschili - sempre più magri e scavati, c'è lo sviluppo di siti Internet che promuovono l'anoressia e la bulimia.  «Non esiste un'unica causa alla base di queste patologie - spiega la psicologa Maria Fontana - In genere, si parte con una semplice dieta e poi, quando si comincia a perdere peso, si sposta l'asticella sempre più in basso. Oltre ai modelli di tv e cinema, spesso contribuiscono anche l'ambiente familiare e una certa propensione della persona al perfezionismo. Chi si ammala è ossessionato dalla necessità di controllare ogni aspetto della propria vita. Ed è questa ossessione che instaura un meccanismo perverso». Qualcosa che, in termini psicologici, arriva a contemplare il "suicidio per inedia". In parole povere, il lasciarsi morire.  E il meccanismo è così sottile e potente da rendere molto difficili anche la cura e la guarigione. «Non è facile accettare l'idea di essere malato - afferma la dottoressa Fontana - Anoressia e bulimia sono una forma di tossicodipendenza. Le ragazze arrivano a curarsi quando sono davvero stremate e spesso sulla spinta di qualcuno. Bisogna seguirle sia dal punto di vista della dieta, con un nutrizionista che in pratica deve reinsegnare loro a mangiare, e psicologico con esperti che curino anche la depressione. Parliamo di persone che non mangiano più o quasi, che vomitano una o più volte al giorno per evitare di prendere peso o - nel caso della bulimia - per potersi riabbuffare. Perciò la presenza di un centro come quello che nascerà in Versilia è più importante di quanto si creda».  

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