Il Tirreno

Versilia

Muore a 42 anni in ospedale

Matteo Tuccini
<b>OSPEDALE.</b> Sopra, il Versilia. A sx, il direttore sanitario Antonio Latella
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OSPEDALE. Sopra, il Versilia. A sx, il direttore sanitario Antonio Latella

Inchiesta dell'Asl su un suicidio avvenuto in psichiatria

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 VIAREGGIO. Si è impiccato con una cinghia in una toilette del reparto di psichiatria dell'ospedale Versilia. L'intervento di un'infermiera lo ha strappato in un primo momento alla morte, e dopo i soccorsi è stato ricoverato nel reparto di rianimazione in coma farmacologico. Ma dopo 5 giorni il suo corpo ha ceduto. Ed è spirato.  È morto così un uomo di 42 anni, sposato e figlio di un noto imprenditore.  Una tragedia su cui l'Asl ha avviato un'inchiesta interna per verificare la correttezza delle procedure.  Una scelta automatica, spiega la direzione sanitaria per bocca del dottor Antonio Latella, che viene accompagnata da una comunicazione alla commissione regionale sul rischio clinico per valutare eventuali approfondimenti.  La ricostruzione. Tutto nasce circa una settimana e mezzo fa. L'uomo viene accompagnato al pronto soccorso dell'ospedale dai carabinieri. Secondo quanto viene spiegato ai sanitari, l'uomo ha avuto una lite piuttosto furibonda in famiglia: da lì la chiamata al 112.  Medici e infermieri notano che qualcosa non va e decidono di sottoporlo a un esame tossicologico. Temono che il 42enne abbia assunto sostanze stupefacenti e anche alcol. Il risultato di una prima analisi sembrerebbe confermare quest'ipotesi.  I sanitari, a quel punto, decidono per il trasferimento in psichiatria. Lì l'uomo viene assistito da alcuni infermieri, che cercano di calmarlo. A un tratto il 42enne chiede di poter andare in bagno.  Secondo l'Asl, viene eseguita a quel punto una sorta di ispezione per capire se l'uomo abbia con sé oggetti particolari, o comunque tali da poter essere usati per gesti di autolesionismo. L'ispezione - secondo una prima ricostruzione dell'azienda sanitaria, che sarà comunque approfondita - dà esito negativo.  L'uomo a quel punto entra nella toilette. Pochi minuti dopo un'infermiera, insospettitasi, bussa alla porta del bagno per chiedere se sia tutto a posto. Una procedura concessa ai sanitari, che devono vigilare sempre sui loro assistiti in un reparto così delicato.  Dall'interno del bagno, tuttavia, non arrivano risposte. E a quel punto l'infermiera apre la porta con il passepartout in dotazione. Quello che vede, purtroppo, conferma i sospetti: l'uomo si è impiccato. Scattano immediatamente i soccorsi: il paziente viene trasportato in rianimazione, dove passa 5 giorni in coma indotto. Poi il decesso.  L'inchiesta interna. Come spiega il direttore sanitario dell'Asl 12 Antonio Latella, si tratta di uno di quei casi definiti "eventi-sentinella". «Anche il tentativo di suicidio - afferma il dottor Latella - è considerato un evento da riesaminare. Perciò, è evidente che dopo la morte del paziente è scattata la procedura d'ufficio per la cosiddetta rivalutazione del caso. Quello che facciamo è ripercorrere tutto il percorso sanitario per verificare che tutti i passaggi siano stati corretti. Allo stesso tempo inviamo una relazione alla commissione rischio clinico della Regione perché decida se sia il caso di approfondire la questione».  È la stessa commissione, diretta dal dottor Riccardo Tartaglia, che è stata al Versilia due settimane fa per la questione della donna morta poche ore dopo le dimissioni dal pronto soccorso. E che decide, se lo ritiene opportuno, di riascoltare medici e infermieri intervenuti.  

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