La protesta
A caccia di un biglietto in stazione
Matteo Tartarelli
Il divertente racconto di un viaggiatore a Pietrasanta
3 MINUTI DI LETTURA
PIETRASANTA. Acquistare un biglietto per il treno, a Pietrasanta, equivale a intraprendere una piccola avventura: la biglietteria è chiusa e, quelle automatiche, non accettano monete e non sono nemmeno disponibili a farti il resto. Ormai da anni, il resto massimo è impostato sui 4,95 Euro. E non è tutto, perché se fai il biglietto a bordo devi sborsarne altri 25. E quello che si deve prendere tutte le lamentele è il malcapitato capotreno, visto che gli uffici di reclamo sono merce rara. Vi racconto la (dis)avventura, degna di un romanzo, in cui domenica 5, ci siamo imbattuti io e mio padre, per ottenere due biglietti ferroviari. «Pensando che l'unica macchinetta, che a marzo accettava monete, funzionasse ancora a dovere, abbiamo subìto la sgradita sorpresa, la macchinetta non accettava più monete. I due biglietti (Pietrasanta-La Spezia Centrale andata e ritorno) costano ciascuno 7,40 euro, quindi nella macchinetta avremmo dovuto inserire 14,80 euro, ovvero, non avremmo ricevuto i 5,20 euro che ci spettavano, ma 4,95 euro, in quanto avevamo una banconota da 20 euro. Uno dirà, "va bene, per 25 centesimi non crolla mica il mondo". Bene, anzi, male. Vista la situazione, siamo usciti dall'atrio della stazione e abbiamo dovuto ridurci, io e mio padre, a chiedere ai passanti se avevano da cambiare. Io mi sono sentito come un delinquente che vuole mettere in giro per forza delle banconote false. Per nostra fortuna abbiamo trovato persone di buona volontà, per la precisione una coppia di turisti francesi, nei pressi della stazione, e per fortuna qualche parola francese la conosco e siamo riusciti a farci cambiare le monete con una banconota da 10, normalmente si dovrebbero cambiare banconote con monete, ci siamo ritrovati nella situazione opposta, sicuramente grottesca. Rientriamo nella stazione, e ci è capitata una signora che si è trovata nella nostra stessa condizione. L'unica sua fortuna era che il treno sarebbe passato qualche minuto più avanti, quindi le abbiamo consigliato di cambiare i soldi presso un bar. Con la "forza della disperazione", sono riuscito a fare due biglietti per me e mio padre, con la beffa che il resto, la macchinetta non l'ha fatto lo stesso, perché ci ha stampato una ricevuta di credito di 20 centesimi. Cioè, le macchinette automatiche di Trenitalia non hanno nemmeno il resto, ma non posso meravigliarmi, visto che nel Lazio non hanno treni a sufficienza. Riusciamo ad obliterare in tempo il biglietto, e per nostra fortuna il treno che aspettavamo è stato deviato sul binario 1, in quanto doveva cedere il passo ad un InterCity, quindi non si è dovuto nemmeno attraversare il sottopassaggio, con il serio rischio di perdere il treno». Questo è ciò che accade con Trenitalia, l'azienda che sta mettendo i bastoni tra le ruote alla liberalizzazione dei servizi ferroviari in Italia. Se si pensa che ArenaWays e Db/Öbb Italia, non fanno pagare il sovrapprezzo, se viene fatto il biglietto a bordo (il rapporto qualità/prezzo pare sia ottimo), la mia speranza è che, chi di dovere, faccia sentire la sua voce, e che in questa terra, votata al turismo, si abbiano dei servizi ferroviari all'altezza della situazione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
