Attenzione
Marco Columbro torna in tv su Canale 5
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CARNEVALE. Da sinistra Columbro ai corsi con Marcello Lippi, Gaetano Gennai e Gianfranco Monti L'attore viareggino star di una fiction, dopo anni di lontananza dal piccolo schermo
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VIAREGGIO. "Le cose cambiano", recitava il titolo di un vecchio film. La vita è così: si aprono capitoli nuovi, se ne chiudono altri. Oppure tornano quelli di una volta. A ottobre, dopo 9 anni, rivedremo Marco Columbro in tv: in una fiction di 6 puntate in onda su Canale 5 l'attore viareggino interpreterà un giudice veneto impegnato in Campania. Il classico scontro sud-nord in «una commedia brillante, direi giallo-rosa», spiega lo stesso Columbro. Lo stesso giallo-rosa, forse, che accompagna la notizia della fine del rapporto con Stefania Santini dopo 13 anni di amore. "Rottura" rivelata a Vanity fair in un'intervista doppia, ma di cui Columbro non vuole parlare. Per Marco il ritorno sul piccolo schermo è questione di sentimenti. Negli anni Ottanta e Novanta diventò un volto noto a tutti gli italiani, grazie anche al binomio quasi inossidabile con Lorella Cuccarini. Dal "Gioco delle coppie" a "Paperissima", che fecero registrare ascolti clamorosi e in pratica segnarono il sorpasso di Fininvest nei confronti della Rai per l'intrattenimento tv, Marco Columbro ha segnato un quindicennio di spettacolo italiano. Poi, nel dicembre del 2001, l'aneurisma cerebrale che sembrò spazzare via tutto. E invece Marco tornò, forse più bravo di prima. Bastava vederlo a teatro in "Tootsie", nel ruolo che fu di Dustin Hoffman, per capire quanto la lezione di Dario Fo gli fosse rimasta nel sangue. Il palcoscenico, infatti, è sempre stato il suo habitat naturale, quello dove poteva far esplodere le sue doti e la simpatia ruspante. Che però non ha mai negato anche al pubblico più popolare del piccolo schermo. E così dopo tanti anni di assenza l'amore mai sopito per la tv riprende fuoco. Proprio mentre quello con Stefania Santini sembra essere giunto al capolinea. Ma sull'argomento Columbro, che da 35 anni vive a Milano senza aver mai rinnegato la propria viaregginità (anzi, rivendicandola con orgoglio anche in questa intervista), preferisce sorvolare. Bella e sincera quell'intervista al settimanale Vanity fair. Difficile raccontare la fine di una storia. «Della mia storia non voglio parlare». D'accordo, allora parliamo del ritorno in tv. Contento? «Torno molto volentieri. L'ultima apparizione televisiva risale al 2002, non è poco». Che ruolo interpreta? «Sono un magistrato veneto, di cognome faccio Trevisan, che lavora a Napoli. Assieme a me nel cast ci sono Lello Arena e Maria Amelia Monti, commissario di polizia che infila un pasticcio dietro l'altro e mi procura un sacco di guai. Questa fiction è sul genere giallo-rosa: basti pensare che uno dei cardini sarà la storia d'amore tra la figlia del personaggio che io interpreto e il figlio del personaggio di Lello Arena. Saranno 6 puntate in prima serata su Canale 5. Sì, sono soddisfatto di questo lavoro, la fiction mi piace. Anche se il varietà resta un mio pallino». Rifarebbe il conduttore-presentatore? «Sì, perché no? Se ci sono proposte interessanti sono pronto a valutarle. Basta che ci sia, appunto, sostanza». Il teatro resta insostituibile. «Ci mancherebbe. Per me è qualcosa di imprescindibile, non lo mollerò mai più. Tra l'altro sto preparando il prossimo lavoro, un bel progetto, di cui però ancora non posso dire niente». E su Viareggio? Non c'è un progetto in ballo nella sua città che la riguarda? «No. È chiaro che Viareggio è sempre nel mio cuore e solo parlarne mi crea tanta emozione. È l'infanzia, i ricordi. Da bambino andavo a prendere i coltellacci e le arselle, anzi i nnicchi, e li portavo a mamma». Pensi che c'è qualcuno che vorrebbe farli sparire, i coltellacci. Forse anche dalle canzoni del Carnevale, perché sono un sintomo di troppa provincialità. «Per carità, sia mai. Siam tutti coltellacci... (intona la canzone al telefono, ndr). Sono un elemento cardine della città. Assieme al mare». Già, il mare. Da oltre 30 anni lei vive a Milano: si dice che anche dopo tanto tempo in un'altra città resta il bisogno viscerale di vederlo. Lei ogni quanto vede il mare? «Una o due l'anno. Senza non so stare».
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