Il Tirreno

Versilia

Marmo, l'indotto tiene duro

<b>MARMO.</b> Il settore non &egrave; ancora uscito dalla crisi
◗
MARMO. Il settore non è ancora uscito dalla crisi

Lari: «Abbiamo ridotto l'estero e puntato di più sul mercato interno»

4 MINUTI DI LETTURA





 PIETRASANTA. Nel settore lapideo versiliese, è ormai un dato accertato, la produzione e commercializzazione di marmi va male, in modo particolare dal 2009 con l'esplodere della crisi internazionale: giù gli ordinativi, giù le produzioni. Va così anche nei settori cosiddetti collaterali (servizi, tecnologia, utensili, ecc.)? E come viene percepito l'immediato futuro nel composito mondo che ruota attorno al comparto lapideo? Il Tirreno lo ha chiesto ad alcuni operatori.  Il quadro che ne esce conferma la congiuntura di settore nel marmo ma con interessanti indicazioni e alcuni importanti distinguo.  «La crisi non ci ha portato grosse ripercussioni», dice Paolo Lari della Fisa di Pietrasanta, azienda da una sessantina d'anni sul mercato, che tratta in particolare abrasivi e utensili diamantati. «Abbiamo dovuto ridurre l'estero e puntare di più sul mercato interno che ora prende circa l'80% del nostro volume di affari mentre prima della crisi eravamo 50 e 50. La crisi si manifesta con un forte allungamento dei pagamenti, oggi fino a 150 giorni. In questo primo scorcio di 2011 registriamo una timida ripresa. Si va avanti tra alti e bassi».  Decisamente più pessimista Fedele Ricci, Nuova Omec, altra azienda "storica" di Pietrasanta, una dozzina di occupati compresi i due soci, costruttrice di macchine speciali per marmo e granito: «E' un disastro. Cala il fatturato del 2010, aumentano gli insoluti che ormai sono all'ordine del giorno. Noi abbiamo centinaia e centinaia di macchine acquistate dai nostri clienti. In tanti dovrebbero chiamarci ogni giorno per normali manutenzioni, per riparazioni o altro. E invece il telefono non squilla. E ciò vuol dire solo una cosa: che tante di quelle macchine sono ferme, non sono in produzione. Questa è la crisi al di là di statistiche e indagini di mercato».  Ricci è un fiume in piena. «Il guaio è che non siamo più competitivi. Nel marmo il segmento più colpito è quello della trasformazione. Vogliamo fare un esempio concreto per il nostro settore? Se proponi l'acquisto di una macchina revisionata a 12mila euro, i cinesi la consegnano nuova a 13mila. Insomma, poca liquidità e minore competitività, due cose che ci mettono in ginocchio».  Un cauto ottimismo viene da due altri operatori. Per Alessandra Favilla (dell'omonima ditta di autotrasporti di Pietrasanta, una decina di dipendenti e quindici camion sulla strada a trasportare container) il 2010 «non è andato male» perché «almeno non siamo andati sotto rispetto all'anno precedente», precisa. «E anche i primi cinque mesi del 2011 confermano il trend soddisfacente».  «Certo, le lavorazioni sono in crisi mentre i blocchi vanno bene. Questo non è un dato positivo in sé, perché la materia prima dovrebbe andar via con valore aggiunto e magari di qualità e invece lascia l'Italia grezza».  Valutazioni analoghe sono quelle di Mario Mattei, responsabile commerciale della Said Spa (applicazioni industriali del diamante) con sede principale a Vicenza ma operativo a Querceta per la Versilia. «Aziende del lapideo con le quali lavoro hanno investito in ricerca e innovazione. Questo ha consentito loro di affrontare meglio la crisi che pure si fa sentire. In questo senso l'ingresso della Cina sui mercati occidentali ha fatto da stimolo per tutti. Ha spinto a cercare nuove produzioni e a proporre ad architetti e designer nuove applicazioni, nuove finiture di qualità. Forse ci vorranno anni ma la strada è questa. Guai a fermarci alla vendita della lastra lucidata o levigata o, peggio, del blocco da esportare. Ma, ripeto, vedo un certo risveglio della creatività, una caratteristica dei nostri marmisti, che darà i suoi frutti».  «Con il 2011 le aziende che prevalentemente lavorano col mercato interno si sono fermate», dice Emanuele Centi, da quindici anni nel settore, con altrettanti dipendenti e responsabile della Tenax Toscana, leader per mastici e abrasivi.  «Il guaio è che l'edilizia non è ripartita e si fa fatica. Le ordinazioni sono instabili, ci sono evidenti sofferenze finanziarie. Chi soffre di più sono le aziende che lavorano per conto terzi, le più deboli. Va meglio solo per chi ha investito, ha ristrutturato e puntato su nuove tecnologie e più qualità. Il futuro? Stabile tendente al negativo». Proprio come in questi giorni ha detto per l'Italia l'agenzia Standard & Poor's.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web