Il Tirreno

Versilia

Viareggio porto verso la nuova gara

Donatella Francesoni
L’approdo turistico della Madonnina gestito dalla Viareggio porto
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L’approdo turistico della Madonnina gestito dalla Viareggio porto

Nel bilancio di previsione 2011 il riconoscimento del debito con i privati

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 VIAREGGIO. Quantificare le somme da restituire alla Marina di Viareggio Spa, inserire la partita di uscita nel bilancio di previsione 2010, finanziare la spesa con i proventi di una «nuova procedura ad evidenza pubblica». Il 21 aprile la Giunta Lunardini ha così fissato le linee per uscire dallam difficile situazione in cui si è venuta a trovare la Viareggio porto dopo la sentenza del consiglio di Stato del 16 giugno 2009.  Sono passati due anni da quando il Consiglio di Stato ha annullato la gara che l'amministrazione comunale, guidata dall'allora sindaco Marco Marcucci, aggiudicò alla cordata Salpa (oggi Nautor Holdin Spa), Consorzio ravennate della cooperative di produzione e lavoro e Marina Management il 48,51% delle azioni della Viareggio porto. Società destinata a gestire l'approdo della Madonnina per il quale vie era un progetto di forte rinnovamento, ed insieme il nuovo porto turistico che avrebbe dovuto nascere al Triangolino, oggi landa desolata.  Era il 2007 ed alla guida della privatizzanda Viareggio porto c'era Stefano Maestrelli, ingegnere e dirigente della Asl, oggi candidato al ruolo tecnico di dirigente della Autorità portuale che la Regione ha in mente di istituire per la gestione del porto di Viareggio.  Le cose non sono andate come l'amministrazione Marcucci aveva pensato. Perché la cordata formata da Teseco Spa, Baldassini-Tognozzi-Pontello Spa, Cala dei Medici Servizi Srl, Bicicchi Felice Srl e tutti gli altri ha presentato ricorso al Tar, perdendolo, ma ottenendo poi ragione al Consiglio di Stato. Che ha così annullato la gara.  Da allora, appunto, sono passati due anni. I nuovi approdi non ci sono, in compenso c'è il debito che il Comune ha accumulato con il socio privato che non vede l'ora di uscire dalla società con il Comune. Tanto da aver richiesto la restituzione del prezzo pagato ed il risarcimento dei danni sotto il profilo sia del danno emergente che del lucro cessante con le lettere raccomandate datate 5 agosto 2010 e 16 novembre dello stesso anno.  Le delibera 202 del 26 aprile scorso racconta cosa è accaduto da allora ad oggi: «Il Comune ha sempre contestato la debenza del risarcimento danni in merito al lucro cessante, mancando in tal senso la prova, anche presuntiva, circa la certezza della sua reale esistenza. Rendendosi invece disponibile a restituire il prezzo pagato, oltre eventualmente a rifondere le spese accessorie già addebitate alla società Marina di Viareggio Spa derivanti dall'aggiudicazione annullata, e gli eventuali interessi legalmente spettanti alla controparte».  Nella trattativa - si legge nelle delibera - la società Marina di Viareggio «si è dichiarata disposta a rinunciare alla sua pretesa in merito al lucro cessante, purché si addivenga in tempi rapidi alla composizione della insorgenda controversia anche tramite un atto di riconsocimento del debito che preveda, tra l'altro, l'opportunità di un pagamento rateale di quanto dovuto dal Comune».  Comune che quantificherà le somme da restituire, inserirà la aprtita di uscita nel bilancio di previsione 2011 dopo la cui approvazione procederà all'«approvazione dell'atto formale di transazione con la società Marina di Viareggio, atto nelo quale saranno contenute tutte le indicazioni della presente deliberazione, oltre alla definzione di altri eventuali rapporti residui che saranno concordemente disciplinati tra le parti».  Resta il fatto che di tempi per una nuova gara non se ne parla, che il mercato della nautica sta vivendo la peggiore delle crisi, che la Viareggio porto dovrà mettere a bando i lavori del Triangolino mentre l'edilizia non se la passa meglio...Tanto che ieri mattina, alla domanda sull'ipotesi di una nuova gara, lo stesso presidente della Viareggio porto, Alessandro Volpe, in tutta risposta ha allargato le braccia con aria rassegnata senza pronunciarsi.

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