Il Tirreno

Versilia

Pontile, il mistero di Capo Verde

Luca Cinotti
<b>PROCESSO.</b> Sopra, Capo Verde. A lato, il pontile
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PROCESSO. Sopra, Capo Verde. A lato, il pontile

Nel mirino i soldi ai Castellacci. Le difese: solo pagamenti per incarichi

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 CAMAIORE. Chissaà se a Capo Verde, in mezzo all'Atlantico, avranno un pontile come quello di Lido. Certo è che anche l'arcipelago da sogno è entrato nel processo per i project camaioresi. Da lì, secondo la procura, sarebbe transitata parte della tangente pagata dagli imprenditori.  È stato solo uno degli argomenti affrontati durante la lunga deposizione di Daniele Salvadorini, l'ingegnere che fu incaricato dalla Project pontile Lido (la società di Varia, Bicicchi e Pardini) della progettazione definitiva ed esecutiva dei parcheggi sotterranei sotto le piazze Lemmetti e Matteotti. Salvadorini ha ricostruito come a un certo punto per motivi tecnici (le infiltrazioni d'acqua) si decise di modificare sostanzialmente il progetto, rinunciando ai prefabbricati e prevedendo di costruire tutto in loco. «Io non avevo le capacità», ha spiegato il professionista. Fu a questo punto che entrò in gioco la St Engineering, società empolese guidata da Francesco Castellacci ma che - secondo la Procura - era in realtà il paravento usato dal padre Claudio, dirigente ai lavori pubblici di Camaiore.  Salvadorini ha spiegato come Castellacci jr. frequentasse la sua abitazione come fidanzato della figlia. E proprio in una di queste occasioni nacque l'idea di utilizzare i servigi del socio di Castellacci, Stefano Marrucci, che era in grado di effettuare i calcoli in cemento armato. In totale, a Salvadorini furono pagati 271mila euro: di questi, 157mila furono girati alla St (soldi dei quali Marrucci ha detto di non aver mai visto nulla). Ma poi il pm Origlio ha contestato anche un pagamento consistente che, tramite una società immobiliare con interessi a Capo Verde, sarebbe arrivato sul conto di Francesco Castellacci. Pronta la risposta di Salvadorini: «Castellacci aveva firmato una promessa d'acquisto per una casa a Capo Verde. Poi la cosa non andò in porto e quei soldi sono la restituzione della caparra».  Per le difese, è stato particolarmente "appuntito" il controesame di Lodovica Giorgi, avvocato che tutela Stefano Varia. Che ha mostrato quattro faldoni a Salvadorini, che a sua volta li ha riconosciuti come progetti da lui firmati e coordinati (anche se in gran parte realizzati da Marrucci): una prova, secondo l'assunto difensivo, che Salvadorini non era affatto solo un intermediario, ma un professionista incaricato che aveva svolto il suo compito. Peraltro, è stato specificato, a onorari più bassi rispetto alle "tariffe" ordinarie.  

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