Attenzione
Grave dopo un regolamento di conti in piazza
Claudio Vecoli
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I rilievi della polizia scientifica sul luogo dove è avvenuta laggressione Tunisino ferito con un machete per una storia di droga: l'aggressore riesce a fuggire
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VIAREGGIO. Una lite violenta. Quasi certamente dovuta ad un regolamento di conti legato allo spaccio di droga. E poi un machete che lo colpisce alla spalla rischiando di ucciderlo. È l'ennesimo, inquietante episodio di criminalità legato al controllo del mercato degli stupefacenti quello avvenuto ieri mattina in piazza Piave a Viareggio e nel quale è rimasto gravemente ferito Kader Abdel Zaoui, tretasette anni, detto «labbrone», un tunisino che polizia e carabinieri conoscono già da tempo proprio per l'attività legata allo spaccio di droga. L'uomo è adesso ricoverato in prognosi riservata all'ospedale «Versilia» dove è stato operato per chiudergli la ferita: non è in pericolo di vita, ma ha rischiato di morire dissanguato. Il nordafricano che l'ha ridotto in quel modo è invece riuscito a scappare via dileguandosi con ogni probabilità nella vicina Pineta di Ponente. Assalto col machete. Stavolta il duello fra spacciatori si tiene in pieno giorno, in uno degli angoli potenzialmente più belli e tranquilli della città, ma che ormai da anni è diventato ritrovo di personaggi poco raccomandabili e teatro di traffici illeciti di vario tipo. Sono da poco trascorse le 10 del mattino, infatti, quando Keder Abdel Zaoui e il suo aggressore si trovano (casualmente?) nei giardini di piazza Piave, all'altezza della vicina farmacia di via Paolina, proprio di fronte al campo di basket dei Pretini. Il tunisino ferito è in sella ad una bicicletta, il suo aggressore è invece a piedi. Nessuno vede nulla (o, almeno, così dice). Fra i due scoppia una lite furibonda. Spunta fuori un machete. Che l'aggressore utilizza per colpire Kader Abdel con violenza alla spalla sinistra. Un colpo solo ma potente, che provoca al trentasettenne tunisino ferito un taglio profondo alla parete toracica, sfiorando arterie che se tranciate avrebbero potuto costargli la vita. La fuga e i soccorsi. L'aggressore riesce a fuggire. Nessuno lo vede bene in viso. Un testimone lo vede scappare per via Paolina in direzione della Pineta dove probabilmente trova inizialmente rifugio. Il tunisino ferito, invece, percorre un centinaio di metri a piedi in direzione di via Leonardo da Vinci. Dalla spalla continua ad uscirgli sangue che perde lungo la strada, lasciando una scia sul pavimento dei giardinetti. Quando arriva in via Leonardo si avvicina ad un bed & breakfast dove Kader Abdel ha soggiornato per quasi un mese quattro anni fa, quando era in affidamento ai servizi sociali. Trova sulla porta Antonina Destro, che gestisce la struttura, e le chiede aiuto. Partono le prime chiamate al 113 e al 118. Fortunatamente a passeggiare a quell'ora in via Leonardo c'è anche il dottor Fabio Martinelli, un chirurgo ospedaliero da qualche anno in pensione. Quando vede la ferita vistosa e capisce che l'emorragia è grave, corre nella vicina casa-studio di via Battisti dove abita, prende i ferri del mestiere che ancora conserva e una volta tornato in via Leonardo riesce a tamponare la perdita di sangue. Una manovra forse determinante per salvarlo. Dopo qualche minuto arriva la prima volante della polizia, seguita dopo qualche istante da una ambulanza del 118. Al tunisino vengono prestate le prime cure sul posto, sdraiato sul marciapiede all'incrocio fra via Leonardo e via Sant'Andrea, poi viene caricato a bordo dell'ambulanza e trasportato a sirene spiegate al pronto soccorso dell'ospedale «Versilia». Qui, una volta suturata la ferita, viene sottoposto ad un delicato intervento chirurgico che servirà a chiudergli il profondo taglio. Adesso non è più in pericolo di vita, ma ha perso molto sangue tanto che i medici preferiscono riservarsi la prognosi. Le indagini. Agli agenti di polizia che riescono a scambiare con lui qualche parola, il tunisino non spiega né chi lo ha aggredito, né il motivo della lite. Ma lui sa benissimo chi è che lo ha ferito (lo avrebbe detto ad un connazionale che è stato fra i primi a soccorrerlo in strada). Senza la collaborazione della vittima, le indagini si complicano. Ma forse le telecamere a circuito chiuso della banca che si affaccia su piazza Piave potrebbero aiutare la polizia. Che, dopo i troppi episodi di violenza degli ultimi giorni legati allo spaccio della droga, vuole dare un segnale di legalità ai cittadini che assistono impotenti a questa escalation di violenza.
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