Il Tirreno

Versilia

Rubano le canale in via Ponchielli

Donatella Francesconi
Bottiglia di birra simbolo dell’ accampamento nella casa rimasta da abbattere
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Bottiglia di birra simbolo dell’ accampamento nella casa rimasta da abbattere

Fa la conta dei danni l'azienda dei fratelli Pinto, colpita in pieno giorno

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 VIAREGGIO. Rubare in via Ponchielli. Per chi ha viva la memoria del disastro ferroviario di due anni fa sembra impossibile. Invece è realtà. Quella del furto subito dall'impresa "Fratelli Pinto", una delle attività che ha ripreso a vivere nella strada che attende il completamento della ricostruzione.  «Hanno agito tra mezzogiono e l'una di mercoledì - racconta Francesco Pinto - e si sono portati via tutte le canale. Con il camion».  Come sia stato possibile in pieno giorno, è presto detto: «Vieni, ti faccio vedere...». Francesco ci porta sul retro del nuovo capannone sorto al posto di quello andato distrutto. Ci sono i binari, meno vicini di quella notte, e poi una lingua di sassi, canne, macerie, spazzatura. Qui è prevista la parte pubblica di interventi per la ricostruzione, con l'area a verde e la pista ciclabile. «Forse, però - è il ragionamento di chi vive nella zona che sta rinascendo - a questo punto sarebbe meglio una strada, dalla quale le forze dell'ordine possano passare per tenere d'occhio quest'area». Oggi terra di nessuno, nell'angolo tra il nuovo capannone e lo spazio invaso dalle erbacce da cui il fuoco s'è portato via la casa della famiglia Piagentini.  Tra le canne - denuncia Pinto - «si vanno a drogare». Mentre tra le macerie della casa Iacopini/Batistini, che dà su via Porta Pietrasanta e non è ancora stata demolita, si accampa chi non ha niente da perdere e cerca un tetto. «Sia chiaro - continua Francesco Pinto - che il problema non è la casa ancora da demolire. Conoscevo tutti quelli che sono morti lì dentro e ne porterò il ricordo per sempre. Il problema è l'assenza di controlli».  Luciana Beretti, la madre di Federico Batistini che in quella casa è morto insieme ai suoceri e alla giovane moglie, Elena Iacopini, l'ha denunciato per mesi dopo il disastro ferroviario, anche a causa dei furti che la stessa abitazione ha subito.  Sorveglianza ancor più necessaria oggi che in via Ponchielli si torna, piano piano, a vedere panni stesi e fiori ai davanzali. Per una ricostruzione che oggi attende che la parte di intervento pubblico dia un volto nuovo all'area a ridosso dei binari dove una volta c'erano le case che non toneranno più.  Riprende la vita. Ma tra mille problemi. «Le assicurazioni "Generali" (quelle messe in campo da Fs in stretto rapporto con quelle di Gatx, ndr) sostengono - racconta Pinto con infinita amarezza ed una grande rabbia - che la perdita di attività sia dovuta per il 90% alla crisi economica». E chi se ne importa se i primi sei mesi del 2009 erano andati alla grande per l'azienda che oggi scommette tutto sul fatto che prima poi il vento dovrà girare.  «Io resisto - conclude Francesco Pinto - ed in fondo, se ci pensi bene, tutto il mio danno sono i soldi che ci ho rimesso. Ma i miei amici, le persone che conoscevo in questa strada, hanno davvero perso tutto...Penso a Marco e alla sua Stefania con i bambini...andavamo al mare insieme...Ma anche a Mauro Iacopini: sono stato una vita in affitto da loro...Il nostro rito era il caffé della mattina, da me, appena lui usciva di casa...». Piccolo mondo spazzato via in un colpo solo: con i suoi affetti, gesti, rapporti intrecciati. Con le sue vite travolte.

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