Sicurezza
Mille concessioni a rischio a Stazzema In ballo un milione
◗
Il cimitero del Cardoso2 MINUTI DI LETTURA
STAZZEMA. Spetterà al Consiglio di Stato stabilire se i provvedimenti che il Comune di Stazzema ha adottato in materia di concessioni cimiteriali perpetue ante 1975 debbano essere annullati o meno. La storia inizia nel 2007, dopo la richiesta ai cittadini di rinnovare le concessioni definite perpetue. Una vicenda che interessa da vicino un migliaio di persone, per un importo complessivo che si aggira attorno al milione di euro. Questa è la cifra che il comune avrebbe riscosso qualora tutti avessero pagato per il rinnovo. Fin da subito, si è costituto il Comitato Civico di Stazzema che ha tentato di far cambiare idea al comune, ma ottenendo una diminuzione del 20 % della somma da versare. A quel punto la strada intrapresa, dopo una petizione con 1.050 firme raccolte, è stata quella di impugnare le delibere comunali con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Il comune, invece, prese una strada differente optando per il Tar, un percorso giurisdizionale. Per questo 28 cittadini hanno presentato ricorso, sostenendo oltretutto spese legali per la loro tutela. Lo scorso 30 marzo, però, la Seconda Sezione del Tar Toscana, composta da Maurizio Nicolosi (presidente), Bernardo Massari e Pierpaolo Grauso, dichiara che la sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa, ossia dal Consiglio di Stato. In sostanza, si seguirà l'iter che chiedeva, fin dall'inizio, il Comitato Civico. Che ora accusa il comune di aver sperperato soldi pubblici e aver rallentato il raggiungimento di una sentenza che chiudesse la spinosa questione. Sia chiaro, non si tratta di un problema di restituzione dei soldi versati, quanto piuttosto di capire se le richieste avanzate dal comune sono legittime o meno. Anche perché, nei confronti di chi non ha ancora pagato il rinnovo delle concessione, non è stata ancora notificata alcuna ingiunzione di pagamento. «Il comune non ha mai presentato il nostro ricorso al Presidente della Repubblica - spiegano i portavoce del Comitato, Giorgio Fini, Paolo Verona e Loris Marcucci - seguendo un iter che non avrebbe originato alcuna spesa. Invece, portando le carte al Tar, si sono sprecati soldi pubblici e gli stessi cittadini, per tutelarsi, hanno dovuto affrontare spese legali. Vogliamo che i cittadini sappiano che il ricorso non è mai stato trasmesso all'Amministrazione centrale, come invece era stato richiesto, per consentire al Consiglio di Stato di esprimere il proprio parere. Inoltre il Tar non si è potuto pronunciare perché il comune non ha notificato a quattro dei 28 ricorrenti la notifica della sua opposizione. Insomma, è un caso di mancata giustizia. Adesso la palla passa al Consiglio di Stato e si dovrà attendere ancora per avere una sentenza che poteva già esserci. In più, si sono sprecati soldi pubblici, avviando un iter che si è rivelato inutile».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
