Il Tirreno

Versilia

LA LETTERA

Le nostre fatiche e l'ingiustizia delle aste

Le nostre fatiche e l'ingiustizia delle aste

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 Vent'anni fa i miei suoceri e i miei genitori, sono andati da un notaio e hanno rilevato una concessione demaniale marittima in Versilia. Hanno venduto terreni, case, l'avviamento della attività commerciale (una macelleria di paese) e contratto un mutuo con tassi che raggiungevano anche il 17%. Tutto questo perché convinti di creare un futuro per il loro figlio e i nipoti che nel tempo sono arrivati. Un investimento importante, dove oltre alla concessione demaniale, sono state rilevate le strutture esistenti, le attrezzature (ombrelli, sdraio, lettini), l'avviamento commerciale. Credevamo talmente nel nostro investimento, che terminato il mutuo per l'acquisto ne abbiamo contratto un altro per la realizzazione della piscina ed il rinnovo della struttura, realizzata negli anni '50-'60, sicuri di aumentare il valore dello stabilimento.  In questi giorni siamo diventati carne da macello: gli ambientalisti e molte categorie della cosiddetta società civile pensano che noi si stia rubando qualcosa alla collettività. Ma queste persone conoscono la nostra realtà? Le strutture che insistono sulla sabbia in concessione sono state costruite da noi, rispettando i piani regolatori dei comuni. Ci paghiamo l'Ici, facciamo manutenzione continua e tutto questo finanziato dalle nostre banche con mutui continui. Abbiamo risposto alle nuove esigenze del turismo internazionale con piscine e ristoranti, sempre nel rispetto dell'ambiente che ci circonda e che rende pregiate le nostre strutture. Siamo stati i primi ad utilizzare i pannelli solari, le reti fognarie e portato tanto tanto verde ad abbellire le coste della Versilia. Cari ambientalisti ma cosa ne pensate delle autostrade private o delle cave in concessione? Pensate che le montagne scompaiano più facilmente dei passi a mare? Provate a venire dalle nostre parti, a Marina di Pietrasanta: abbiamo un passo libero ogni duecento metri, dove transitano bagnanti, mezzi per la pulizia e il soccorso. Abbiamo una grande spiaggia libera e tante pinete vincolate. Nel tempo, si sono alternate giunte politiche di ogni colore, ma tutti hanno investito sulla costa, sulla nostra categoria e sul nostro territorio.  Oggi le piccole aziende hanno dimostrato di funzionare, di produrre reddito per le nostre famiglie, per quelle dei nostri dipendenti e dei nostri tanti fornitori. Abbiamo dimostrato che il prodotto interno lordo del turismo italiano dipende soprattutto dal comparto balneare, sul quale si appoggiano attività ben più blasonate come gli alberghi, i negozi, i ristoranti e le agenzie immobiliari. Probabilmente abbiamo attirato l'attenzione di soggetti economici e politici potenti, i quali hanno capito che ricchezza ruota attorno alle spiagge italiane. Forse pensano, costoro, di potersi prendere con due soldi quello che noi ci siamo sudati nel tempo, due, tre generazioni di lavoro e speranze. Forse pensano, costoro, che dagli anni Quaranta a oggi le spiagge italiane siano diventate cosi belle da sole, con lo schioccar di dita, ma non è così. Non è vero neanche quel che si dice attorno al lavoro stagionale delle nostre famiglie. Noi lavoriamo tutto l'anno negli stabilimenti balneari per mantenerli belli ed efficienti per l'estate. In inverno da soli, senza artigiani ne dipendenti, per limitare le spese, d'estate con l'aiuto di tanti preziosi collaboratori garantendo un turismo balneare di qualità. Per sei mesi non abbiamo ne sabato ne domenica, facciamo quattordici ore al giorno, ma questa è la vita che ci siamo scelti.  Fateci solo una domanda: perché abbiamo fatto tutto questo, quali sono state le garanzie offerte dalla legge del nostro Paese a sostegno delle nostre aziende? Ecco, questo è il vero nodo da sciogliere: noi eravamo certi che i nostri investimenti mantenessero un loro valore nel tempo, perché avevamo in mano un documento, la concessione, prima delle Capitanerie di Porto (tanto rimpiante), oggi dei Comuni, che ci garantiva un rinnovo automatico, a meno che non accadessero gravi eventi descritti dal Codice della Navigazione, eventi che a oggi fortunatamente non si sono verificati. A un tratto, si cambiano le regole del gioco mentre si sta giocando. Sino ad oggi si scherzava, il Governo rivuole le sue spiagge e a noi non dovrebbe restare che ritirarci con i nostri cari mutui da pagare e la necessità di trovarci un nuovo impiego. Vi pare giusto? Credete che questo sia il bene del nostro Paese? Pensate che così le spiagge tornino libere e pubbliche? Credete che la nostra categoria non abbia da meritarsi qualche cosa di più?  Noi crediamo che se la politica metterà in moto il sistema delle aste, sarà la fine del turismo balneare italiano come oggi lo conosciamo, che grandi gruppi si approprieranno delle spiagge, trasformandole in aziende pluriservizi, danneggiando l'indotto dell'entroterra, facendo uso di personale a basso costo, non necessariamente del posto, interrompendo quella preziosa tradizione balneare che da generazioni lega le famiglie al nostro territorio. Crediamo che la nostra categoria possa e debba essere salvata dal Governo, per mezzo di una deroga alla direttiva europea "servizi", come è avvenuto per altre categorie come farmacie, notai, edicole, ecc.... La proposta balneare italiana alterna realtà di grandi investimenti e qualità, con spiagge ancora naturali e strutture precarie. La Toscana, per esempio, offre stabilimenti balneari famosi per la loro offerta turistica, per i quali si potrebbe chiedere tranquillamente il marchio (DOP o DOC), con spiagge e pinete protette da vincoli sacrosanti. La vendita delle spiagge è la soluzione a tutti i nostri problemi? Non è detto, la categoria dei balneari ha soprattutto necessità di certezze e per ottenerle, ha bisogno del sostegno e della comprensione dell'opinione pubblica, affinché se ne comprenda il ruolo prezioso nel sistema economico del paese. Si deve mettere definitivamente mano ad una completa revisione di tutta la materia demaniale, con la redazione di un testo unico che superi i problemi di incertezza della concessione, della facile e difficile rimozione delle strutture dell'aliquota iva e delle competenze dei tanti enti coinvolti sul demanio marittimo. Roberta Mei, Gabriele Marchetti (Bagno Grazia - Marina di Pietrasanta)

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