La manifestazione
Fipa, arrivano le barche da Massa
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IL VARO. A marzo nei cantieri del gruppo Fipa nella Darsena cittadina Produzione accentrata a Viareggio: ma c'è lavoro solo per giugno
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VIAREGGIO. Arrivano le barche da Massa, nei cantieri Fipa dell'area Polo nautico della Darsena cittadina. Ma non è un bel segnale, nonostante che l'operazione messa in moto da Francesco Guidetti faccia slittare per tutto giugno il ricorso ad ulteriore cassaintegrazione. Perché, in realtà, i capannoni massessi si svuotano con la reale prospettiva di non riaprirsi a nuova produzione. Nel piano che l'azienda presenterà a breve alle banche la parola chiava è «accorpamento»: della produzione - nei capannoni Polo nautico, Cb navi ed Intermare - così come del patrimonio immobiliare. Le barche in arrivo (si parla di inizio settimana) saranno completate a Viareggio. Poi, però, il futuro - sottolineano i sindacati - si fa davvero incerto. Nel Piano che il gruppo di Francesco Guidetti si appresta a presentare alle banche resta, su Massa, l'area "Lca" acquistata nel 2008 per una superficie di 12mila metri quadrati destinata ad accogliere i capannoni per la costruzione degli scafi in vetroresina. L'azienda conferma l'intenzione di operare in tal senso, spiega la Fiom Versilia, pur in un quadro di massima incertezza del mercato. Fipa sembra voler puntare molto su questo progetto, che dovrebbe lanciare i nuovi modelli. Ma la scelta non sembra rassicurare operai, impiegati e sindacati. Anche perché il Piano messo a punto parla apertamente di esuberi (sarebbero 35 e tutti impiegati), e di ricorso - sottolinea Lamberto Pocai, segretario della Fiom Versilia - agli ammortizzatori sociali: cassaintergazione ordinaria e straordinaria. Nell'ottica della «razionalizzazione dei costi», che è il cuore di tutta l'operazione condotta utilizzando l'articolo 67 della legge fallimentare. Per l'attività industriale, separata da quella immobiliare, il gruppo - valore della produzione calcolato in 35 milioni di euro - ricerca un nuovo partner. Con l'intenzione - questo si dice tra le banchine - di dare un assetto meno familiare alla nuova dimensione aziendale. E con l'incognita - aggiunge il sindacato - che non sono tempi da grandi capitali che si lanciano in questa o quella operazione. Restano aperte molte questioni, compreso il che fare dell'area di Massarosa, a ridosso di quelle colline dove Fipa è nata. All'interno del gruppo - questo lo scenario di cui si parla - c'è chi vorrebbe mantenre il sito tale e quale e chi, invece, vorrebbe dismetterlo (magari anche affidandolo a terzi) per un aggiungere al piano un'ulteriore contrazione della spesa. C'è poi aperta tutta la vicenda aperta di Polo nautico, l'azienda consortile nata dalle ceneri della Sec della quale Guidetti è maggiore azionista. Le imprese che hanno fatto la fortuna di Polo nautico oggi chiedono con forza il frazionamento delle concessioni. Così da poter mettere sul "piatto" delle banche un ulteriore valore. La vertenza tra Comune, Provincia, azienda e sindacati va avanti da mesi. E alla condizione posta in questi giorni di tornare al tavolo, ma senza la pregiudiziale che ricorso alle vie legali decisa da Polo Nautico, l'azienda - oggi nelle mani dell'amministratore unico, Riccardo Cima - non ha ancora ufficialmente risposto. Per gli operai dell'area, Fipa compresa, si annuncia un'estate di cassaintegrazione. Tra capannoni vuoti ed ordini che non si consolidano. Mentre tutta la politica locale guarda altrove, più attenta ai propri assetti interni che a quanto avviene tra le banchine della Darsena. Donatella Francesconi
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