Sicurezza
Lassemblea. Operai contrari al frazionamento delle concessioni chiesto dallazienda
«O vie legali o trattativa»
Donatella Francesconi
Ultimatum di Comune e Provincia alla Polo Nautico
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VIAREGGIO. Tornare a trattare, ma ad una condizione che Comune, Provincia e sindacato giudicano irrinunciabile: quella che Polo Nautico abbandoni la strada del contenzioso legale. Imboccata dopo la scelta di nominare Riccardo Cima amministratore unico con l'incarico preciso di portare a "casa" il frazionamento dell'area consortile nata dalle ceneri della gloriosa storia della Sec. È terminata così, ieri mattina, l'assemblea dei lavoratori alla presenza di sindaco, presidente della Provincia, assessorei Antonio Cima (Comune) e Francesco Bambini (Provincia). Il messaggio sarà recapitato a Polo Nautico, ma tra capannoni vuoti e banchine deserte di rumori e operai la risposta già rimbalza: rinuncia alle vie legali se al tavolo della trattativa l'azienda andrà a sedersi con la garanzia di incassare il risultato cercato, cioè il frazionamento. Una scelta, quella che ogni socio dell'azienda consortile vada per conto proprio per quello che riguarda l'area in concessione sulla quale sono stati costruiti i capannoni, duramente contestata dagli operai di Polo Nautico. Che tornano a lanciare l'allarme: «La madre di tutti i problemi è l'occupazione - racconta ai politici Massimo Iacopinelli, delegato sindacale per la Fiom-Cgil nella Rsu di Polo Nautico -: Pensare che 48 lavoratori di Polo Nautico passino alle singole imprese è micidiale in questa condizione. L'attività consortile è il vero ammortizzatore sociale, il fulcro di tutte le aziende». La cosa più «fortunata» che i lavoratori di Polo nautico hanno fin qui fatto - è la voce di Daniele Dinelli, delegato sindacale Fiom nella Rsu dell'azienda consortile - «è stato non avere firmato il frazionamento. Prima di accettare dovremo sapere cosa queste imprese vogliono fare qui». Perché tra banchine e capannoni tira aria di resa alla crisi: «È tutta una farsa - prosegue Dinelli - quello che le imprese vogliono portare avanti. Occupazione non c'è già più: qui è peggio della Eton, solo che non fa notizia perché le tante aziende e aziendine che sono "morte" non fanno numero...Ma il frazionamento ucciderà le possibilità future di quest'area. Destinata - ed è per questo che hanno una gran fretta - ad una bella speculazione immobiliare. Qui un piazzale si prende in affitto a botte di 15mila euro per volta...Allora, se Guidetti vuole fare questo, io dico torni a Massarosa...». Se la preoccupazione relativa al frazionamento è quella che le aziende mollino sull'occupazione - è stato l'intervento di Stefano Baccelli, riconfermato alla guida della Provincia - «bisogna andare a incidere su questo, guardando dentro le aziende per capire la consistenza della crisi». Avendo ben presente che «Piano industriale vuol dire tutto e il contrario di tutto». La Provincia, che sull'occupazione ha competenze specifiche, lancia l'idea di un confronto che verifichi «con quali strumenti e come si governa la situazione crisi tra garanzie per occupazione ed utilizzo delle aree». Con un punto fermo, però, che Baccelli mette sul tavolo: «Il frazionamento non può essere l'unica ricetta al grido di si salvi chi può...».
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