Il Tirreno

Versilia

Un dottore del reparto: «Gli accessi sono aumentati. E noi non siamo dei supereroi»

Basta con la caccia al medico

Matteo Tuccini
<b>PRONTO SOCCORSO.</b> A sx, l&#146;ingresso del reparto di urgenza. Sopra, Spartaco Francesconi
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PRONTO SOCCORSO. A sx, l’ingresso del reparto di urgenza. Sopra, Spartaco Francesconi

Il pronto soccorso: «Troppe accuse, noi diamo il massimo»

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 VIAREGGIO. Sono le 8,30, ma potrebbero essere le 14 o le 20,30. Quello che importa è che comincia il turno. Ci sono già tante persone in fila che aspettano, più le 4 o 5 che il turno precedente non è riuscito a "smaltire", e che devono avere risposte dagli esami. Con il rischio che nel frattempo arrivi un codice rosso (un paziente grave o gravissimo) e la catena si interrompa perché c'è da salvare una vita. Su tutto questo, con un viavai continuo, gente che si lamenta e parenti che vogliono sapere qualcosa, bisogna lavorare e non sbagliare mai. Benvenuti al pronto soccorso.  Oltre 100 accessi al giorno. In questo reparto dell'ospedale Versilia, per i medici e gli infermieri che ci lavorano, il caos è la normalità. «Siamo in prima linea», si sente dire spesso da loro. Qui si sentono "soldati" impegnati a difendere una frontiera della medicina che si trova continuamente sotto pressione. E che «negli ultimi due anni ha visto aumentare incredibilmente l'afflusso di persone», come afferma Spartaco Francesconi, medico in forza all'ambulatorio dei codici a bassa priorità del pronto soccorso.  Oltre cento gli accessi al giorno, con picchi nei fine settimana. Forse il doppio e persino il triplo in estate, quando in Versilia aumenta la popolazione. Lunedì, il giorno in cui è morta ad appena 3 ore dalle dimissioni Annamaria Doretta Ricci - sul cui caso indagano i carabinieri e la stessa Asl - ci sono stati 135 accessi in 24 ore. Ed è chiaro che in queste condizioni di stress, con una coperta (leggi l'organico) sempre più corta per esigenze di bilancio, i problemi stanno diventando insormontabili.  «Siamo esseri umani». Per Spartaco, la cui carriera è iniziata circa 20 anni fa nel 118 ed è proseguita con 16 anni di esperienza nell'emergenza-urgenza, difendere se stesso e i propri colleghi è diventata quasi una missione quotidiana. Così lo fa volentieri anche dalle colonne del Tirreno.  «Purtroppo - dice - stiamo assistendo negli ultimi tempi a una vera caccia al medico. Beh, io lo trovo inaccettabile. Intanto perché sembra che se ci muore un paziente noi ci ridiamo sopra, quando invece diamo il massimo ogni momento per aiutare la gente. E poi perché ogni giorno noi ci prendiamo delle responsabilità che tante altre persone non si sognano di prendere in 100 anni di vita. E non parlo solo dei dottori. Penso agli infermieri, attaccati di recente anche in una lettera pubblicata dal vostro giornale. Io li conosco, non si fermano mai. E se una volta si prendono un caffé scoppia uno scandalo».  Quello che Spartaco e i suoi colleghi vogliono dire ai pazienti è che «siamo arrivati a un punto in cui qualcuno si aspetta da noi che facciamo i miracoli. Si dà il caso, però, che siamo esseri umani, non indovìni. Per quanto tu sia capace, non è possibile coprire tutto lo spettro di possibilità. E c'è sempre qualcosa che sfugge». Quando arriva un utente al pronto soccorso, infatti, il primo racconto di cosa accusa è soltanto una parte del problema. «A volte - dice Francesconi - al triage parlano di un sintomo, poi ne viene fuori un altro. Questo perché le stesse persone possono essere confuse sulle loro sensazioni e dolori. Senza contare che i più anziani portano con sé numerose patologie di cui, al momento dell'arrivo, non sappiamo nulla. Quello che voglio dire, insomma, è che non è semplice capire immediatamente cosa sta succedendo, e cosa si deve fare per evitare guai. E non è possibile garantire al 100% che tutto quello che si fa evita qualsiasi rischio. Per fortuna, la grande professionalità di tante persone che lavorano qui garantisce una qualità delle diagnosi e una prontezza che hanno pochi eguali».  Filtro insufficiente. Spartaco e i suoi colleghi non lo dicono direttamente per rispetto degli altri medici, ma uno dei grandi problemi della sanità in Versilia è la mancanza di filtro che dovrebbero fare le strutture dislocate sul territorio. Dottori di famiglia, guardie mediche e punti di assistenza che non riescono ad evitare - per motivi vari - il continuo assalto al pronto soccorso. Sulla questione, come affermato anche dal primario del reparto Sergio Milletti, ci sono stati più volte richiami da parte dell'Asl 12, che ha il suo bel daffare. Anche perché l'azienda sanitaria spende, e non poco, per mantenere un servizio ad oggi insoddisfacente.  

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