Il Tirreno

Versilia

Due ore di domande sulla scomparsa della madre e della nonna

David Paolini interrogato dai difensori di Remorini

Cla.Ve.

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 VIAREGGIO. Due ore di interrogatorio serrato, dalle 10,30 alle 12,30. David Paolini, figlio di Velia Carmazzi e nipote di Maddalena Semerato, ieri mattina ha risposto per la prima volta alle domande dei difensori di Massimo Remorini, l'unico indagato per la scomparsa delle due donne dal campo degli orrori in via dei Lecci ad essere ancora rinchiuso in carcere a Lucca con l'accusa di distruzione di cadavere, sequestro di persone e circonvenzione di incapace. Fino ad oggi David aveva risposto ai quesiti degli inquirenti (cinque le volte in cui era stato chiamato a deporre dai carabinieri), ma aveva sempre rifiutato di sottoporsi alle domande dei legali di Remorini, gli avvocati Giorgio Paolini e Filippo Di Bugno. E così, dopo una serie di schermaglie, ieri si è arrivati all'incidente probatorio di fronte al gip Spada Ricci.  David ha risposto a tutte le domande formulategli dai difensori di Remorini. Confermando, nella sostanza, quanto già dichiarato in precedenza ai carabinieri: ha ricostruito l'improvvisa sparizione della madre Velia, ribadendo di averla trovata come morta nel campo di via dei Lecci; ha spiegato i rapporti che lo legavano a Massimo Remorini, che chiamava confidenzialmente «lo zio»; ha spiegato la compravendita dell'appartamento di via della Caserma a Torre del Lago e della viareggina di via Machiavelli a Viareggio.  I difensori di Remorini, però, hanno riscontrato alcune discrepanze fra le risposte fornite loro da David Paolini e quelle date nei mesi precedenti agli inquirenti. «Ai carabinieri - spiega l'avvocato Giorgio Paolini - David ha detto che dopo aver visto la madre moribonda in via dei Lecci, il giorno successivo era tornato a trovarla al campo. Alle nostre specifiche domande, invece, ha detto che il giorno seguente era andato al chiosco del Remorini in Pineta». E ancora. «David in tutti questi mesi ha detto che le chiavi del campo le avevano solo lui e Remorini, mentre invece adesso ha dichiarato che erano in possesso anche di Francesco Tureddi».  Piccole crepe nel racconto di David Paolini. Che però i difensori di Remorini ritengono più che significative. «Ci sono ancora troppi lati oscuri in questa vicenda», conclude l'avvocato Paolini.  Intanto sul fronte delle indagini il pubblico ministero Sara Polino ha chiesto (e ottenuto) una proroga di altri sei mesi delle indagini. Sei mesi che dovranno servire a raccogliere prove e indizi contro chi è accusato della sparizione delle due donne. E, magari, anche ad avere certezze sui loro corpi, al momento ancora mai trovati.

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