Attenzione
Bagni, la mazzata: «Nel 2016 all'asta»
Matteo Tuccini
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CONFRONTO. A sinistra, il ministro Michela Brambilla al Principe Sopra, il sindaco Luca Lunardini Il ministro Brambilla: così dice il decreto, ma puntiamo a modificarlo in Parlamento
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VIAREGGIO. I punti oscuri diventano, in pochi minuti, molto chiari. «Per come è formulato il decreto legge sullo sviluppo appena firmato dal capo dello Stato, nel 2015 (in realtà nel 2016, cioè alla scadenza della proroga, ndr) ci saranno le gare delle concessioni demaniali». Ad affermarlo è il ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla, di fronte a decine di titolari di stabilimenti balneari della Versilia e non solo, arrivati all'hotel Principe di Piemonte per ascoltarla. È il primo rappresentante del Governo a parlare apertamente di procedura a evidenza pubblica per l'assegnazione delle concessioni. Che riguarderà, precisa il ministro, non solo la parte dove si trovano sdraio e ombrelloni, ma anche quella dove insistono le strutture. Su cui resta la possibilità di chiedere il diritto di superficie, ma per 20 anni invece di 90, com'era l'ipotesi iniziale del ministro Giulio Tremonti. «In pratica - dice la Brambilla - prima era possibile accedere al diritto di superficie solo con un'istanza del proprietario dello stabilimento; dopo le modifiche chieste dal Quirinale si dovrà comunque mettere a gara anche quell'area». Che verrà assegnata al miglior offerente. Ed è proprio al presidente della Repubblica che il ministro attribuisce la maggior parte della responsabilità. «Noi - dice riferendosi al Governo - avremmo preferito il decreto così com'era prima, ma non è stato possibile». Duro colpo. Per i balneari la mazzata è tremenda. Usando le parole di Marcello Mancini, titolare di un bagno e consigliere comunale del Pdl a Camaiore, «fossimo nel gioco dell'oca, saremmo tornati all'inizio». Altri sono sbalorditi, e alla stessa Brambilla chiedono «come sia stato possibile passare in pochi giorni da una concessione delle spiagge per 90 anni a un'asta pubblica da celebrarsi dopo il 2015». C'è da dire, però, che la prima interpretazione sulle aste evitate era stata molto forzata: persino alcuni imprenditori l'avevano messa subito in discussione, non fidandosi di un annuncio troppo vicino alla scadenza elettorale. E Il Tirreno l'aveva riportato correttamente. «Lo modificheremo in Parlamento». Chiaro che, se il nervosismo c'era già prima dell'arrivo del ministro, con urla e tentativi di entrare in massa nell'hotel, i momenti di tensione non potevano mancare neppure nella saletta delle conferenze, quando l'ufficialità delle aste è diventata evidente. Di fronte a qualche urlo e un paio di scontri verbali non da poco, il ministro ha sostenuto «la volontà del Governo di trovare una soluzione, quando prima di noi nessuno ha fatto nulla. Il decreto legge, inoltre, dovrà affrontare il passaggio in Parlamento per essere approvato entro 60 giorni, e diventare appunto legge dello Stato. E quindi è possibile fare degli emendamenti che tolgano le parti che riteniamo non tutelino i balneari. Ovviamente, qualsiasi modifica la decideremo assieme alle associazioni. Io penso, ad esempio, che sia giusta la richiesta di una deroga dalla direttiva Bolkestein». Il sindaco Luca Lunardini, che ha avuto il suo bel daffare per contenere la platea in ebollizione, rafforza l'ipotesi dicendo che «la deroga è una strada assolutamente percorribile». Di fronte ai balneari, inoltre, il ministro ribadisce più volte che sono state determinanti le modifiche chieste dal capo dello Stato. Poi, però, in un comunicato stampa corregge il tiro. «Sono molto lieta - dice - che il Presidente della Repubblica abbia posto la firma al nostro decreto, consentendoci di rilanciare un settore chiave della nostra economia». «L'Europa? Non la temiamo». A precisa domanda su cosa farà l'Unione europea di fronte alla riforma appena approvata (c'è ancora una procedura d'infrazione in corso per la mancata applicazione della Bolkestein), il ministro Brambilla si dice convinta che «l'Europa dovrà prendere atto del fatto che il Governo sta difendendo una specificità italiana. Giorni fa ha espresso perplessità senza aver visto il testo del decreto, ora vediamo cosa diranno. Posso assicurarvi, tuttavia, che con Bruxelles i contatti ci sono e crediamo di aver individuato la strada giusta». Il fatto è che per i balneari è quella sbagliata.
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