Attenzione
«Frazionamento o vie legali»
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Inalto, La banchine di Polo Nautico là dove una volta cera la Sec L'annuncio di Polo nautico, da ieri nelle mani di un amministratore unico
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VIAREGGIO. Un amministratore unico per Polo Nautico e via libera alle pratiche verso il frazionamento delle aree sulle quali insistono i cantieri navali arrivati dopo il fallimento della Sec. Frazionamento che la società affidata da ieri a Riccardo Cima è decisa ad ottenere anche a costo di ricorrere alle vie legali, con un ricorso al Tar contro il ritardo della risposta attesa da quattro mesi dopo la richiesta presentata all'Agenzia del demanio. Così ha deciso un lungo consiglio di amministrazione, riunito nel tardo pomeriggio di martedì. Polo Nautico cambia anche la ragione sociale: da società consortile per azioni a società a responsabilità limitata. Al Comune un unico messaggio: rispondere entro due settimane con un sì o no in merito alla domanda di frazionamento. La trattativa con sindacati e istituzioni (Comune e Provincia), recentemente rinviata di cinque mesi, subisce dunque una brusca sterzata. La tabella di marcia, oggi, la dettano le scelte dell'azienda. Tanto che il presidente della Provincia, Stefano Baccelli, intervenendo ieri all'assemblea dei lavoratori - alla quale era invitata anche l'amministrazione comunale impossibilitata a partecipare - ha inviato un messaggio chiaro: «Non è pensabile sedersi ad un tavolo della trattativa senza abbandonare i contenziosi, tantopiù quelli legali. Quello che vogliamo capire è se da parte di Polo Nautico c'è serietà al confronto. Allora io mi domando: si fa o no una trattativa seria?». La risposta è tutta nelle parole del neo amministratore unico di Polo Nautico, Riccardo Cima, che di molti cantieri dell'area è anche consulente: «Si va avanti con il frazionamento. Il Comune ha avuto quattro mesi per rispondere». Il progetto è quello di predisporre gli atti interni ripartendo tutto quanto c'è da ripartire, come se il frazionamento fosse imminente: dalle aree in concessione, ai lavoratori, al mutuo. «Polo Nautico però non finisce - continua Cima -: prova ne è che abbiamo ritirato le concessioni edilizie per i lavori alla mensa. L'azienda come l'abbiamo conosciuta in questi anni resta per gestire le aree consortili». E se la parola d'ordine dei cantieri è «no al contratto d'area» che i sindacati chiedono per assicurare a tutti i lavoratori uguali garanzie occupazionali e retributive, Cima assicura: «Anche qualora il Comune dovesse dare l'ok al frazionamento delle aree, la ripartizione salvaguarda i posti di lavoro». Tenendo conto - su questo Cima è chiarissimo - «che per quanto riguarda la garanzia dei posti per il personale di Polo Nautico, l'attività può essere garantita per un massimo di 24 mesi». Tra i passaggi da affrontare in quella che lo stesso Cima definisce «fase calda» nella breve storia di Polo Nautico, anche quello per cui «nessuno dei soci potrà ottenere l'area se non ha saldato la propria posizione debitoria con Polo Nautico». Meno di dieci anni di vita, il sogno di costruire una realtà della nautica che - grazie anche all'accesso al mare e alla forza dell'essere tutti insieme - potesse fare "impallidire" i grandi nomi storici del settore insediati nella Darsena viareggina, salvando al tempo stesso i posti di lavoro di una realtà-simbolo della città quale è stata la Sec. Questo è stato Polo Nautico, almeno nelle intenzioni che ne hanno voluto e applaudito la nascita. Un pezzo di città, oggi quasi silenzioso di voci e rumori. Perché - l'hanno detto chiaro i lavoratori in assemblea - ordini di nuove barche in Darsena ancora non se ne contano.
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