Il dolore
Daniele, l'ultima lettera
Matteo Tuccini
«Ho un dolore forte da giorni, come un infarto»
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VIAREGGIO. Cira guarda il maglione, si commuove, poi pensa di lavarlo anche se non c'è più chi lo indosserà. Mentre lo ripiega per metterlo in lavatrice qualcosa cade in terra. È una lettera del figlio Daniele. L'ultima. La data riportata, infatti, è lo stesso giorno della sua morte: 25 agosto 2010. «Oggi ho avuto un dolore alla spalla molto forte, ed è una cosa che si ripete da alcune settimane e di frequente», scrive Daniele nelle prime righe di un foglio di quaderno. E poi più giù, ancora: «Fra circa una settimana mi faranno le lastre. Ma ho tanto l'idea che scoprire cosa sia sarà un'impresa non facile. Io certo non ho mai avuto un infarto ma, se dovessi descrivere il dolore che provo, direi che è simile a un infarto».
Il caso Franceschi, che da 9 mesi vede la lotta di una madre, Cira Antignano, contro una nazione, la Francia, per sapere cos'è successo esattamente a Daniele, morto a 36 anni in una cella del carcere di Grasse, forse è a una svolta. Almeno, questo è quello che ritengono Cira e i suoi avvocati.
Il giallo. La lettera ritrovata, in maniera fortunosa, tra gli oggetti personali che il carcere ha restituito pochi giorni fa alla famiglia è un documento importante. A cui se ne aggiunge un altro: un diario, uno dei tanti che Daniele teneva («Scriveva tantissimo», spiega Cira). Su cui però c'è un giallo. «Mentre le pagine del mese di luglio sono integre - dice l'avvocato Mariagrazia Menozzi, che tutela la famiglia Antignano assieme al collega Aldo Lasagna - dal 1º agosto in poi, cioè l'ultimo mese in carcere di cui sarebbe importante avere dei riscontri, le pagine sembrano state strappate».
«Consegneremo tutto al giudice». La scoperta di questi documenti è avvenuta lunedì, pochi giorni dopo che Cira è entrata in possesso di 2 scatoloni di oggetti di Daniele. Vestiti e altro materiale che gli avvocati sono riusciti, dopo una lunga trafila burocratica, a farsi consegnare dalle autorità francesi. In questi scatoloni Cira ha trovato sia il diario con le pagine mancanti, sia la lettera contenuta, appunto, all'interno di un maglione. «Il fatto che fosse lì - spiega l'avvocato Menozzi - fa pensare che fosse stata nascosta, perché si temeva che qualcuno la trovasse».
C'è anche un'altra lettera, inviata a una psicologa, in cui Daniele scrive in francese di voler lasciare il lavoro nella cucina del carcere. Comunque niente, spiega l'avvocato Lasagna, rispetto alle numerose lettere scritte dall'operaio viareggino durante la detenzione. Tutti questi documenti saranno consegnati al giudice istruttore di Grasse Sandrine André. «Questa è la nostra idea - dice Menozzi - anche perché a nostro parere si tratta di documenti fondamentali per l'indagine.
Mi sono già consultata col collega francese che ci segue là». E Cira annuncia nuove iniziative clamorose. «Voglio parlare con il presidente francese Nicolas Sarkozy - dice - nel frattempo torneremo a interessare del caso il ministro Franco Frattini. In carcere non hanno fatto quello che dovevano». La donna racconta anche un episodio grottesco. «Ho saputo che il vicedirettore del carcere mi accusa di aver spedito loro lettere con degli escrementi - protesta - secondo loro ho tempo di fare questo, anziché ottenere giustizia per mio figlio?».
Il caso Franceschi, che da 9 mesi vede la lotta di una madre, Cira Antignano, contro una nazione, la Francia, per sapere cos'è successo esattamente a Daniele, morto a 36 anni in una cella del carcere di Grasse, forse è a una svolta. Almeno, questo è quello che ritengono Cira e i suoi avvocati.
Il giallo. La lettera ritrovata, in maniera fortunosa, tra gli oggetti personali che il carcere ha restituito pochi giorni fa alla famiglia è un documento importante. A cui se ne aggiunge un altro: un diario, uno dei tanti che Daniele teneva («Scriveva tantissimo», spiega Cira). Su cui però c'è un giallo. «Mentre le pagine del mese di luglio sono integre - dice l'avvocato Mariagrazia Menozzi, che tutela la famiglia Antignano assieme al collega Aldo Lasagna - dal 1º agosto in poi, cioè l'ultimo mese in carcere di cui sarebbe importante avere dei riscontri, le pagine sembrano state strappate».
«Consegneremo tutto al giudice». La scoperta di questi documenti è avvenuta lunedì, pochi giorni dopo che Cira è entrata in possesso di 2 scatoloni di oggetti di Daniele. Vestiti e altro materiale che gli avvocati sono riusciti, dopo una lunga trafila burocratica, a farsi consegnare dalle autorità francesi. In questi scatoloni Cira ha trovato sia il diario con le pagine mancanti, sia la lettera contenuta, appunto, all'interno di un maglione. «Il fatto che fosse lì - spiega l'avvocato Menozzi - fa pensare che fosse stata nascosta, perché si temeva che qualcuno la trovasse».
C'è anche un'altra lettera, inviata a una psicologa, in cui Daniele scrive in francese di voler lasciare il lavoro nella cucina del carcere. Comunque niente, spiega l'avvocato Lasagna, rispetto alle numerose lettere scritte dall'operaio viareggino durante la detenzione. Tutti questi documenti saranno consegnati al giudice istruttore di Grasse Sandrine André. «Questa è la nostra idea - dice Menozzi - anche perché a nostro parere si tratta di documenti fondamentali per l'indagine.
Mi sono già consultata col collega francese che ci segue là». E Cira annuncia nuove iniziative clamorose. «Voglio parlare con il presidente francese Nicolas Sarkozy - dice - nel frattempo torneremo a interessare del caso il ministro Franco Frattini. In carcere non hanno fatto quello che dovevano». La donna racconta anche un episodio grottesco. «Ho saputo che il vicedirettore del carcere mi accusa di aver spedito loro lettere con degli escrementi - protesta - secondo loro ho tempo di fare questo, anziché ottenere giustizia per mio figlio?».
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