Il Tirreno

Versilia

La donna ha scritto al direttore generale Giancarlo Sassoli

Cara Asl, se racconto questo è perché ritengo il Versilia un posto di qualità

Nicoletta Tesconi

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Spettabile dottor Sassoli, mi sento profondamente rammaricata, mentre scrivo questa lettera, perché mai avrei immaginato di trovarmi oggi in questa tristissima condizione. Mi riferisco purtroppo ai deplorevoli fatti che sono accaduti nel nostro ospedale nella notte tra il 25 e il 26 aprile. Ho assistito alla morte della mia mamma (un'agonia durata 9 ore) in completa solitudine o circondata da indifferenza, superficialità, da parte delle persone che erano di turno quella notte al pronto soccorso e successivamente nel reparto di gastroenterologia.  Nonostante segnalassi, attraverso vari richiami, il peggioramento purtroppo rapido delle condizioni della mamma, nonostante il pronto soccorso durante quelle ore fosse quasi vuoto, tanto da dover interrompere più di una volta i giochini (mahjong) al computer delle infermiere, a nulla è servito. Trasferita poi, circa alle 5.30 nel reparo di gastroenterologia, ho finalmente sperato di trovare almeno un'accoglienza adeguata a una persona che ci stava per lasciare (oramai era troppo grave!). Mi hanno lasciata per più di un'ora, sola abbracciata con la mia mamma, che nel frattempo era diventata gelida, rigida e incosciente. Poi le varie pause caffè finalmente sono terminate e un infermiere si è degnato di affacciarsi sulla porta della camera. In un attimo c'è stato un trambusto di medici e infermieri, sono stata allontanata dalla camera. Dopo una manciata di minuti, mi hanno comunicato che la mamma ci aveva lasciati (davvero? Che strano!).  Caro dottore, sono profondamente addolorata che si sia verificato tutto questo proprio lì. In un ospedale dove anni prima la mamma era stata amorevolmente seguita dalla dottoressa Lambelet, e ne aveva mantenuto un carissimo ricordo. Purtroppo chi gli scrive è una persona che per più di 20 anni ha frequentato assiduamente molti ospedali: Versilia, Careggi, Santa Chiara, San Camillo eccetera, e mai poteva immaginare di assistere al crollo di quello che ho sempre ritenuto fondamentale essere definito persona: altruismo, rispetto, generosità, professionalità, umanità.  Sperando che questa mia lettera possa servire a qualcosa, cordialmente la saluto.

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